6.5
- Band: TEMPLE OF DREAD
- Durata: 00:40:16
- Disponibile dal: 07/08/2026
- Etichetta:
- Testimony Records
Con “Dreadspawn Dominion”, i Temple Of Dread raggiungono il traguardo del sesto album confermando una traiettoria artistica ormai ben definita. Se agli esordi il gruppo tedesco si distingueva per un death metal diretto, quadrato e fortemente ancorato ai canoni più tradizionali del genere – in un’impronta prettamente teutonica a livello attitudinale – negli ultimi anni la formula si è progressivamente arricchita di piccole sfumature, con influenze classic metal che ogni tanto conducono a degli episodi meno esasperati a livello ritmico, con riff più memorizzabili e una palese ricerca di una vena più solenne, se non addirittura epica.
Sul fronte delle influenze, la band sembra ormai stabilmente un ibrido tra God Dethroned e primi Morgoth, impegnata quindi nel recupero e nella rivisitazione di tutto un armamentario death-thrash che va dagli anni Duemila ai tardi anni Ottanta, cosa che mostra come i musicisti coinvolti non siano esattamente di primo pelo. Di nuovo, si apprezza il materiale più ragionato, in quanto il respiro più ampio di queste composizioni mette il gruppo nelle condizioni di sviluppare meglio i temi chitarristici e di caratterizzare più accuratamente il brano. I pezzi più tirati invece danno quasi sempre l’impressione di essere più dozzinali, come se il gruppo, a differenza di formazioni più giovani, faticasse a trovare una chiave di lettura fresca e convincente per il sound più old school, finendo per lanciarsi in uptempo che alla lunga non lasciano molti segni distintivi.
Si assiste così a una sorta di saliscendi non solo ritmico ma anche qualitativo, tra brani che si espandono e altri che si consumano rapidamente, anche se la band comunque sembra avere trovato una sua quadra, mantenendosi a grandi linee sugli stessi livelli del precedente “God of the Godless”. Questa volta i pezzi da segnalare sono “Born to Rot”, “Death March” e “Infernal Eternity”, i quali spiccano grazie a un equilibrio convincente tra aggressività, senso della melodia e capacità di costruire atmosfere dal taglio quasi marziale.
