8.0
- Band: TEMPLE OF VOID
- Durata: 00:36:51
- Disponibile dal: 28/07/2017
- Etichetta:
- Shadow Kingdom Records
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Aumenta l’hype attorno ai Temple Of Void, esponenti di una crescente scena underground statunitense che continua a riscoprire e rivalutare il meglio di certi filoni doom e death metal nati ormai quasi trent’anni fa. Al loro secondo full-length dopo il debut “Of Terror and the Supernatural” del 2014, il gruppo di Detroit si conferma abile tessitore di trame dove magia, ossessione e mistero creano un tessuto sonoro intenso ed evocativo. Con questo nuovo “Lords of Death” i ragazzi hanno dichiarato di avere voluto catturare l’energia dei loro concerti e già un primo ascolto del disco può confermare tale tesi. Il riferimento musicale, infatti, questa volta non sempre va alla pregevole tradizione doom-death (Hooded Menace, Paradise Lost e tutta la scena british anni Novanta); su “Lords of Death” la composizione dei pezzi poggia piuttosto su una robusta struttura prepotentemente death metal che non disdegna affatto uptempo e accelerazioni. Sono lontane certe litanie bucoliche: da molti dei riff portanti si capisce che la strada che si percorre passa attraverso la tradizione Asphyx. La tessitura roboante ma ipnotica cara a vari episodi del debut album qui diviene energia concreta e martellante, avvalendosi di un groove e di una pesantezza capaci di smuovere già dal primo ascolto. Si prenda il break centrale di “Wretched Banquet”, ad esempio: i Temple Of Void attendono solo pochi minuti prima di sommergerci con uno dei riff più heavy e quadrati uditi negli ultimi tempi. Non aspettatevi tuttavia soltanto frenesia e ritmi accelerati: pennellate di melodie ombrose e arrangiamenti più misurati (soprattutto nelle seconda parte della tracklist) rendono ogni canzone un piccolo scrigno ricco di sorprese. Il growl strisciante di Mike Erdody – piuttosto simile a quello di Lasse Pyykkö – non si apre a grandi variazioni, ma certamente si addice alle atmosfere cavernose care alla band; il disco, non a caso, vive di una tensione che evita qualsiasi stagnante autocelebrazione, muovendosi di continuo fra bordate mastodontiche e torbidi rallentamenti nei quali il quintetto colpisce sempre per la sua capacità di stratificare suggestioni che vanno da un “Gothic” ad un “Never Cross the Dead”. Questa seconda prova dei Temple Of Void ha dunque tutte le carte in regola per imporsi all’attenzione degli appassionati di death-doom metal come un grande lavoro: un songwriting ispirato, un numero equilibrato di canzoni e un minutaggio che non mette a dura prova né lascia l’ascoltatore insoddisfatto e desideroso di qualche episodio in più. Veramente un gran bel sentire.
