7.0
- Band: TEMPTRESS
- Durata: 00:42:08
- Disponibile dal: 25/07/2025
- Etichetta:
- Dying Victims Productions
Continuano a proliferare le formazioni dedite alla riscoperta del sound più classico del nostro genere, quello a cavallo tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. Questa volta è l’Italia a farsi avanti con i siciliani Temptress, un trio di musicisti con già diverse esperienze alle spalle, che hanno deciso di dare seguito alla loro passione per l’underground del passato, con un disco che ci riporta agli albori del genere, quando i confini tra hard rock ed heavy metal erano molto più sfumati, con uno stile che ci ha ricordato gli Haunt di Trevor Church.
La costruzione delle canzoni dei Temptress si appoggia su strutture che conosciamo bene, ma hanno il vantaggio di farlo con eleganza e naturalezza. Il riffing è potente al punto giusto, senza essere iper-prodotto; le linee melodiche appaiono ben costruite e non manca un buon numero di ritornelli efficaci, capaci di essere immediatamente memorizzabili e perfetti per la riproposizione dal vivo (come nell’iniziale “Breathe The Dust Of Time”).
Gli episodi che ci hanno convinto maggiormente sono “Dream Metal”, con un’atmosfera fiabesca e crepuscolare che ci ha ricordato i Dio degli esordi; “Woman In The Dark”, una cavalcata ben supportata dal lavoro delle chitarre e da una melodia ficcante; e “Nightflight Over Dreamland”, un brano strumentale davvero pregevole, dal sapore maideniano, costruito con intelligenza per funzionare al meglio pur senza il supporto del cantato.
L’unico aspetto del disco che ci ha lasciati un po’ freddi, onestamente, è la prova vocale di M. Dee, che nel disco ricopre anche il ruolo di batterista. Se, infatti, gli arrangiamenti e la performance strumentale ci è sembrata più che adeguata, la voce non riesce ad essere altrettanto efficace, risultando un po’ anonima e simile a quella di molte altre formazioni dello stesso filone. Un aspetto, questo, che sembra essere un problema ricorrente all’interno della cosiddetta N.W.O.T.H.M., come se le vocalità più carismatiche e particolari non fossero interessante ad un genere così tradizionale e codificato. Per i Temptress non si tratta certo di qualcosa che possa rovinare l’esperienza di ascolto, ma magari allargare la line-up, aggiungendo un cantante di ruolo , potrebbe aiutarli a compiere un ulteriore passo in avanti.
A conti fatti, comunque, un disco assolutamente godibile, suonato con trasporto e competenza da veri appassionati del genere. Bene così.
