TEN – Heresy And Creed

Pubblicato il 09/10/2012 da
voto
7.0
  • Band: TEN
  • Durata: 01:07:30
  • Disponibile dal: 19/10/2012
  • Etichetta: Frontiers
  • Distributore: Frontiers

Si ripresentarono sulle scene con il buono “Stormwarning”, nella primavera del 2011, e adesso, a solo un anno e mezzo di distanza, i Ten di Gary Hughes bissano la qualità raggiunta dal fortunato predecessore con questo nuovo, ancora migliore, “Heresy & Creed”. Anche se, come vedremo, le somiglianze musicali tra i due dischi sono marcate, non possiamo non segnalare un nuovo, brusco, sisma a livello di line-up: oltre al ritorno all’ovile del bassista storico Steve McKenna, ci troviamo costernati nel segnalare l’assenza del sessionman di lusso Zonder e del bravissimo chitarrista Fraser, qui sostituito dal più anonimo Dan Mitchell; un solista bravo, anche se non al livello di Fraser o dell’ancora più illustre predecessore Vinnie Burns. Nonostante questi importanti cambi di formazione, la strada della band risulta però oramai chiara e tracciata, in virtù sopratutto della vicinanza temporale all’album precedente, che ci fa supporre che le composizioni siano figlie della stessa sessione compositiva; questo fa sì quindi che i due dischi suonino appunto molto simili, garantendo a tutti coloro che hanno apprezzato il recente ritorno alle sonorità epiche e rockeggianti del passato di goderne anche su quest’album. Sosteniamo dunque che “Heresy & Creed” sia l’ideale proseguimento del ritorno alle origini iniziato con l’album precedente, un ritorno che appunto sembra qui raggiungere il proprio compimento, con il riabbraccio completo di quelle atmosfere e sonorità che erano presenti sui fortunati “Spellbound” e “Babylon”. Ed è proprio “Babylon” il primo album a essere richiamato alla mente dalla riuscita opener “Arabian Night”, un omaggio appunto al periodo a cavallo del 2000, con cori spessi e pomposi, appoggiati su una base ritmica solida, dai suoni sempre ammorbiditi dal grande uso delle tastiere. La successiva “Gunrunner” ci parla invece del rock più crudo e viscerale di “Spellbound” (la canzone), riportandoci ancora indietro di qualche anno, in un viaggio che fortunatamente non termina subito, ma, anzi, si dilunga grazie alla ballad “Raven’s Eye”, simile nei suoni e nella struttura alla bellissima “We Rule The Night”, anche se meno epica. Altri pezzi da novanta risultano poi essere la ritmata e coinvolgente “Unbelievable”, una buona traccia rock che non rinuncia alla classe e alle melodie marchio di fabbrica del compositore Hughes, e la bellissima conclusiva ballad “The Riddle”, squarcio melodico che porta la giusta attenzione sull’ugola come sempre caldissima del bravo cantante. “Babylon” risulta poi essere ancora l’album più citato, grazie alle successive “The Lights Go Down” e “Right Now”, che paiono addirittura estratte dalle stesse session compositive di quell’opera. Purtroppo qualche filler qui e là è ancora presente (la scialba “Game Of Hearts” su tutti), e queste tracce, insieme a qualche autoreferenzialismo di troppo (la già citata “Right Now” ricorda troppo da vicino “Love Became The Law”), fanno si che quest’album non possa ambire ad un voto più alto di quello che vedete riportato in calce. Questo però non va assolutamente a minare il bilancio finale di un lavoro che riabbraccia in toto le sonorità che fecero la fortuna della band in passato, e che quindi ci permette di godere ancora appieno di un rock/metal elegante e pomposo, pregno di una classe che in questi anni si sta faticando a trovare.

TRACKLIST

  1. Gates OF Jerusalem
  2. Arabian Nights
  3. Gunrunner
  4. The Lights Go Down
  5. Raven's Eye
  6. Right Now
  7. Game Of Hearts
  8. The Last Time
  9. The Preistess
  10. Insatiable
  11. Another Rainy Day
  12. Unbelievable
  13. The Riddle
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