6.5
- Band: TENEBRO
- Durata: 00:40:58
- Disponibile dal: 12/12/2026
- Etichetta:
- Time To Kill Records
Nella prolifica esplorazione dell’universo horror che ha generato ed alimenta tutt’ora la creatura immonda a nome Tenebro, è tempo di dedicare il proprio personale omaggio al re del cinema Dario Argento, con un lavoro che ne ripercorre le scene più iconiche ed inquietanti tratte dai suoi capolavori assoluti rilasciati tra gli anni Settanta ed Ottanta.
Un omaggio esplicito e fedele, che viene interpretato in chiave metal dal duo italiano affrontando una nuova virata stilistica piuttosto netta rispetto al recente passato di “Ultime Grida Dalla Giungla”.
Gli inquietanti sprazzi melodici che comparivano nel frastagliato percorso sonoro della band assumono oggi un’importanza primaria e fondante, mostrando un lato più introspettivo piuttosto originale, per quanto ancora avvelenato dall’ attitudine psicotica ed oppressiva perpetrata dai Tenebro sin dagli esordi. Mai come oggi, il loro death metal rozzo e brutale si alterna ad un riffing meno teso, pensato probabilmente come una controparte sonora degna dei momenti più misteriosi del celebre regista italiano e che alimentano un inquietante senso di attesa rispetto alle sfuriate alla cieca in pieno stile Mortician.
“Inferno”, introdotta da un giro di piano insalubre, si traduce nel primo episodio che mostra questo cambiamento, ma ancora di più lo si percepisce in “L’Angelo Caduto Tra Le Luci Del Teatro” e nei suoi fraseggi solistici così minimali, eppure in grado di trasmettere suggestività negativa a palate.
Il percorso procede con gli attacchi diretti di “Impiccata” e “Sangue Sui Muri”, nuovi brani dove si inizia a riscontrare una ciclicità metodica nella costruzione dei riff, che continuano a ripetersi ed assomigliarsi anche in “Lo Specchio…Omicida” e “Il Corpo Come Sparito”. Oltre che un modus operandi sempre simile, sembra che si sia scelto di riproporre la stessa medesima soluzione in ogni brano, variandone solamente l’incedere e gli accenti.
Anche le canzoni successive, con qualche espediente più violento a variare la trama, ripropongono ancora lo stesso scenario, finendo per rendere ripetitivi i momenti più atmosferici che caratterizzano questo “Una Lama D’Argento”.
“Nel Sonno Della Veggente” e “Jennifer”, poste in chiusura, aumentano lievemente la tavolozza di colori utilizzata dai Tenebro per dipingere la loro carneficina death metal, ma a conti fatti, ogni canzone dell’album contiene al suo interno almeno un rimando al solito, archetipico riff di chitarra.
Che si tratti di una scelta voluta in nome del carattere primitivo ed ottuso del progetto, o di una facile trovata per risolvere facilmente un grattacapo creativo, quello che rimane è un’ottima opportunità, sfruttata però solamente a metà: i Tenebro rimangono degli evocatori esperti di malessere e perversione, e presi singolarmente, i brani dell’album riescono a brillare di una luce oscura ben intellegibile.
Preso nella sua interezza però, questo lavoro sembra possedere una cornice tematica e stilistica accattivante, che smorza l’entusiasmo a causa di un contenuto fin troppo limitato a livello di scelte e creatività, perdendosi in un loop compositivo che perde imprevedibilità e mistero, elemento essenziale per ogni manifestazione artistica horror che si rispetti.
