7.0
- Band: TERATOMA
- Durata: 00:45:00
- Disponibile dal: 25/03/2026
- Etichetta:
- Me Saco Un Ojo Records
È un suono caliginoso, denso e legato indissolubilmente alla tradizione degli anni Novanta, quello imbastito dai Teratoma in occasione di questo secondo loro full-length, il primo rilasciato dalla sempre recettiva Me Saco un Ojo.
I death metaller di Berlino, ma con bassista italiano (Giacomo Rapposelli, visto di recente negli Skulld), possono essere inseriti senza sforzi in quel circuito musicale nato e cresciuto intorno all’attività della Killtown Bookings e al successo underground di un evento come il Kill-Town Death Fest di Copenhagen (a cui i Nostri, non a caso, hanno preso parte nel 2023); un crogiolo dove revivalismo e citazionismo non solo sono ben accetti, ma rappresentano dei veri e propri passe-partout per il cuore di un pubblico che, se messo di fronte alle filigrane ruvide e alle atmosfere polverose della vecchia scuola, cade puntualmente vittima di un incantesimo, al punto da non tenere troppo conto dei livelli di inflazione della scena.
Un ambiente in cui il quintetto, dopo l’esordio autoprodotto “Purulent Manifestations” (ristampato anche da Unorthodox Emanations/Avantgarde Music), dimostra di sapersi muovere con sicurezza, senza brillare per personalità ma mettendo comunque insieme un buon numero di riff poderosi e ispirati, i quali scelgono di non concentrarsi su un filone specifico in favore di un approccio più libero e – in una certa misura – spontaneo.
Ciò non toglie, ovviamente, che “Longing Voracity” affondi le radici in un humus arcinoto, e che il taglio della tracklist è e resti di natura derivativa: dalle trame dei brani, infatti, emerge chiaramente l’influsso della scuola finnica di Demigod e Adramelech, mischiata ai Grave più strutturati del periodo “You’ll Never See…” e a qualcosa dei Bolt Thrower di “Realm of Chaos” nel momento in cui i midtempo, da colate uniformi di magma, prendono una piega più incalzante e bellicosa, per un risultato complessivo che non sembra intenzionato a scartare nessuno degli spunti emersi in fase di songwriting.
Un dettaglio che, di riflesso, ci porta dalle parti di Hyperdontia, Engulfed e di altri progetti del chitarrista turco Mustafa Gürcalioğlu, ormai noto nell’underground death metal contemporaneo per il suo tocco basato su stratificazione e accumulo, sebbene nel caso di “Longing…” – nonostante la solidità espressa da episodi come la title-track, “Chaotic Bewilderment” e “Ravaged and Absorbed” – non si può dire che vengano centrati i livelli di presa di opere come “Hideous Entity” o “Unearthly Litanies of Despair”.
Non tutto, in effetti, appare indispensabile nei quarantacinque minuti di durata del disco, come se a furia di impilare riff, specialmente nel finale, i Teratoma avessero un po’ perso di vista il focus della narrazione, evitando sì di incappare in passaggi formalmente scadenti, ma non in un vago senso di tedio.
Una durata inferiore avrebbe probabilmente aiutato gli sforzi di questi musicisti, ma è ragionevole pensare che coloro che stravedono per le coordinate descritte in apertura, gli stessi che sono soliti consumare ogni uscita del roster Everlasting Spew, Memento Mori e – appunto – Me Saco Un Ojo, avranno comunque di che sollazzarsi di fronte a questo moloch sonoro.
Vedremo se in futuro, smussando qualche angolo, i ragazzi sapranno muoversi in una direzione più incisiva e asciutta. Per ora si resta su una proposta valida, ma non travolgente.
