6.0
- Band: TERATUM
- Durata: 00:20:14
- Disponibile dal: 21/08/2026
- Etichetta:
- Dying Victims Productions
Mini album di debutto per gli svedesi Teratum, formazione black/thrash metal appartenente al roster della label tedesca Dying Victims Productions; la band vede al suo interno quattro musicisti attivi nelle scena underground di Stoccolma con nomi black e death non di primissimo piano.
Lo stile è un black/thrash metal feroce e di impatto sullo stile dei connazionali Nifelheim, ma con l’aggiunta di molta più melodia nelle chitarre.
L’apertura, affidata a “Dead In The Marches”, unisce una semplice ossatura black/thrash a fraseggi melodici alla Dissection che, attenzione, non vanno comunque a stonare nell’economia della composizioni, ma lasciano qualche dubbio sulla vera direzione che vuole prendere la band, tra aggressività cieca o architetture che puntano sull’armonia a tutti i costi. Sicuramente i Teratum sanno fare abbastanza bene entrambe le fasi, ma una linea più definita non guasterebbe, altrimenti il rischio di risultare un’opera sconclusionata è davvero troppo alto.
Stessa storia per “Leviathan Rise” e “Total Void” che vanno a miscelare brutalità a tutta velocità con un’eccessiva ricerca di strappi melodici un po’ ripetitivi e stucchevoli, tanto da lasciare quella sensazione di già sentito o preso in prestito chissà da quale disco svedese degli anni Novanta.
Ci sono anche dei passaggi completamente slegati dal contesto, come per esempio il bizzarro bridge in quattro quarti con tanto di cowbell che unisce la prima e la seconda parte di “Total Void”: una scelta abbastanza assurda e per nulla funzionale.
I riff più convincenti sono quelli thrash old-school, che firmano tutte le parti galoppanti e da headbanging selvaggio; risultano invece più noiosi e forzati i tanti – troppi – passaggi melodici, che richiamano la scuola black/death svedese di Sacramentum e Necrophobic, andando ad allontanarsi eccessivamente dalla spina dorsale prettamente thrash delle composizioni.
Il pezzo migliore del lotto è la conclusiva “Metropolis Of Death”, un assalto frontale di black/thrash metal senza compromessi in classico stile Nifelheim e con qualche puntata teutonica alla Desaster.
Per quanto riguarda la produzione, “Ordnance Of Spiritual Warfare” gode di un sound gelido e cupo allo stesso tempo, un approccio molto simile ai lavori dei Nifelheim e all’overdose black/thrash metal di Quorthon ai tempi di “Requiem”.
Un po’ asettico il suono di batteria, mentre il songwriting thrash delle chitarre è una vera goduria old-school, come anche le graffianti parti vocali in cui si alternano tre quarti del gruppo.
I Teratum convincono solo in parte e in questo senso vanno rimandati con qualche riserva, in attesa di una proposta più matura e chiara. Il percorso black/thrash metal è quello che onestamente rispecchia meglio le ambizioni del quartetto svedese, che anche a livello di concept e impianto lirico non spicca mai per originalità tra occultismo e blasfemie varie, anche se questa è la pecca minore di “Ordnance Of Spiritual Warfare”.
