6.5
- Band: TERRORIZER
- Durata: 00:39:25
- Disponibile dal: 22/08/2006
- Etichetta:
- Century Media Records
- Distributore: EMI
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Diciassette anni tra il primo e il secondo album sono decisamente un lasso di tempo inusuale per qualsiasi band. Ancor più inusuale se la band si chiama Terrorizer, un gruppo che nel 1989 fece tremare le fondamenta dell’heavy metal con “World Downfall”, forse il disco più importante del periodo nel genere, un album in grado di mostrare strade nuove alle band che intendevano ibridare il metal più intransigente con il suono plumbeo e urbano dell’hardcore. Evidente che diciassette anni dopo i Terrorizer non si possano più considerare una band innovativa e che Jesse Pintado e soci, vecchi e nuovi, si debbano riconquistare una credibilità “sul campo”, rinunciando ai privilegi assicurati dall’anzianità. “Darker Days Ahead”, composto e suonato da due membri storici della band, Pintado e Sandoval, e due matricole, lo screamer Rezhawk e il bassista Tony Norman, decisamente promossi, pur essendo un discreto lavoro, non è certo ciò che ci si aspettava da un album che porta un nome tanto ingombrante sulla copertina. Se si eccettua l’ossessione per il trigger che ha colpito il Pete Sandoval degli ultimi anni e che rischia di snaturare un lavoro altrimenti fieramente grezzo, il suono dei Terrorizer non è molto mutato: le chitarre sono sempre spugnose e cariche di bassi, la voce cavernosa ma comunque intelligibile. Quello che è cambiato, oltre ai tempi ovviamente, è il potenziale abrasivo della band; i brani sono ben scritti, ma manca quel guizzo selvaggio che diciassette anni fa accendeva ogni singola traccia. Oggi, forse anche per il mutatissimo contesto, i Terrorizer sono un gruppo grindcore un po’ nostalgico con un grande batterista e un songwriting a volte ispirato. Poco più. Mutatis mutandis sembra di guardare un ipotetico remake, magari anche ben fatto, di “Per un pugno di dollari”: ci si diverte anche, ma inevitabilmente il pensiero corre a ben altri fasti.
