TERRORIZER – World Downfall

Pubblicato il 01/08/2014 da
voto
10.0
  • Band: TERRORIZER
  • Durata: 00:36:14
  • Disponibile dal: 13/11/1989
  • Etichetta: Earache
  • Distributore: Self

Capolavoro assoluto. Potremmo concludere così, in maniera sintetica ed esaustiva, la recensione di questo Bellissimo, lasciando che sia semplicemente la musica in esso contenuta a parlare per conto nostro. A chi ci stiamo riferendo? Ma all’irraggiungibile “World Downfall”, ovviamente! Primo disco sulla lunga distanza degli statunitensi Terrorizer e tra le opere più influenti mai licenziate in ambito death metal e grindcore, al pari dei celeberrimi “Altars Of Madness”, “Left Hand Path” e “Scum”. Ma procediamo con ordine. Los Angeles, California, 1987, un adolescente di origini ispaniche, già membro dei thrasher locali Majesty, decide di mettere in piedi una band tutta sua, in cui rivestire i panni di frontman e dare libero sfogo alla propria sete di violenza tout court. Alla ricerca di membri per completare la line-up, Oscar Garcia (questo il suo nome) intreccia legami con un coetaneo della zona, Jesse Pintado, a cui insegna dei rudimenti di chitarra per cominciare a provare come duo. E’ la nascita di una leggenda. Adottato il monicker Terrorizer (dall’omonimo brano dei Master) e trovato un batterista nella figura del funambolico Pete Sandoval, i Nostri cominciano a farsi largo nell’allora nascente circuito underground californiano, proponendo una mistura tanto feroce quanto accattivante di metal estremo e hardcore/punk, largamente influenzata dai colleghi d’Oltreoceano Napalm Death. In pochi però sembrano rendersi conto dell’esplosiva proposta del terzetto, giudicata troppo veloce dai fan dell’heavy metal e troppo poco hardcore dai punk; così, dopo una manciata di registrazioni passate inosservate, la band giunge al capolinea, con Sandoval in partenza verso la soleggiata Florida per unirsi alle fila dei death metaller Morbid Angel. Non sembra esserci più speranza per la musica dei Terrorizer, destinata a scomparire nel sovraffollato calderone death/grind americano e a sopravvivere soltanto nei ricordi di qualche appassionato, ma è proprio a questo punto che il destino gioca la sua carta vincente: Shane Embury, bassista dei sopracitati Napalm Death, incappa nei demo del gruppo e convince Digby Pearson, boss della Earache, a finanziare un’opera postuma contenente quel materiale. Detto fatto, Garcia e Pintado (che nel frattempo si è unito alla band di Embury) saltano sul primo autobus per Tampa e raggiungono l’ex-compagno Sandoval ai Morrisound Studios, dove, coadiuvati da David Vincent (voce e basso dei Morbid Angel) e Scott Burns (già produttore di Sepultura, Death e Obituary), incidono in settantadue estenuanti ore di lavoro l’intero “World Downfall”. Siamo nell’estate 1989, l’album fa la sua comparsa sugli scaffali dei negozi il 13 novembre dello stesso anno, presentandosi agli occhi del mondo con un sound unico e pionieristico, più tecnico rispetto a quello di qualsiasi altra formazione grindcore dell’epoca. Lo splendido e storico artwork, raffigurante un collage di immagini di degrado urbano, guerra e miseria, è il preambolo ideale per i trentasei minuti della tracklist, scanditi dall’ineccepibile prova di Sandoval, spaventoso motore ritmico che con le sue “frustate” in blast-beat, i giochi di piatti e le fughe in doppia cassa segna un nuovo record in termini di fantasia e personalità dietro ai tamburi. Vincent al basso non è da meno, marchiando a fuoco i brani con pulsazioni precise e terremotanti, ma dopo la batteria è ovviamente la chitarra di Pintado la protagonista indiscussa dell’opera, con i riff del Nostro che esplodono come candelotti di dinamite ad ogni passaggio. Impossibile distinguere ciò che è propriamente metal da quello che invece rientra nella sfera d’influenza punk: il disco è una polveriera in cui convivono – andando più che volentieri a braccetto – Napalm Death e Black Flag, Deviated Instinct e Minor Threat, Extreme Noise Terror e Negative Approach, con le influenze death metal a riflettersi sulla complessità delle trame, ricche di sottopassaggi e cambi di tempo, e nel minutaggio (due minuti e mezzo la durata media delle canzoni). A conti fatti, soltanto le vocals di Garcia risultano essere un po’ anonime, ma non per questo il suo growling strozzato sfigura nel contesto, denunciando attraverso testi scarni ed incisivi gli orrori e le ingiustizie della società occidentale. Inutile citare le singole tracce, in quanto ognuna di esse meriterebbe un’approfondita disamina a parte, vi basti soltanto sapere che oggi, a venticinque anni dalla sua pubblicazione, un omaggio a questa pietra miliare ci sembrava quanto meno dovuto. Semplicemente fondamentale.

TRACKLIST

  1. After World Obliteration
  2. Storm Of Stress
  3. Fear Of Napalm
  4. Human Prey
  5. Corporation Pull-In
  6. Strategic Warheads
  7. Condemned System
  8. Resurrection
  9. Enslaved By Propaganda
  10. Need To Live
  11. Ripped To Shreds
  12. Injustice
  13. Whirlwind Struggle
  14. Infestation
  15. Dead Shall Rise
  16. World Downfall
9 commenti
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