7.5
- Band: TEXTURES
- Durata: 00:47:28
- Disponibile dal: 05/05/2008
- Etichetta:
- Listenable Records
- Distributore: Audioglobe
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A due anni esatti dalla pubblicazione di “Drawing Circles”, tornano fra noi i Textures, band un tempo considerata una semplice promessa, ma ora già saldamente accasata presso i piani alti della scena progressive e modern metal europea. I due full-length pubblicati sino a oggi – il debut “Polars” e il suddetto “Drawing Circles” – hanno riscosso un notevole successo fra gli appassionati, così come le date europee di supporto a realtà come Arch Enemy, Misery Signals e All That Remains. Nel 2008, insomma, i Textures si riaffacciano sul mercato come una delle band di punta della Listenable Records e con quello che è senz’altro il loro lavoro più ambizioso. Il gruppo ha infatti apportato poche ma decisive modifiche al proprio sound nel corso degli ultimi due anni, con il risultato che, se adeguatamente promosso, questo “Silhouettes” potrebbe portare il sestetto olandese a un livello di notorietà elevato anche tra quelle frange di pubblico che solitamente non stravedono per proposte di natura troppo cervellotica (prog, math, cyber e compagnia bella). Rispetto all’ultimo album, i nostri hanno infatti intrapreso un’evoluzione verso lidi più melodici e accessibili, dando ulteriormente spazio alla componente ambient e space rock del proprio sound e ridimensionando un po’ l’importanza di quelle sfuriate meshugghiane che sino a poco tempo fa erano sempre state uno degli elementi chiave della loro proposta. Pur presentando ancora alcuni doverosi omaggi a un disco come “Destroy Erase Improve”, “Silhouettes” si rivela infatti un lavoro quasi interamente devoto all’operato del Devin Townsend solista. Un’influenza, quest’ultima, rintracciabile nel sound dei Textures sin dagli esordi, ma mai tanto evidente sino a ora. Basta prestare attenzione alle linee vocali per accorgersene: il cantante Eric Kalsbeek – quando chiamato a utilizzare il pulito – pare quasi essere il gemello del celebre musicista/produttore canadese. Inoltre, anche le ora numerosissime aperture strumentali che il sestetto ci offre sembrano state essere prese di peso dai vari “Ocean Machine” o “Terria” e inserite in composizioni dal taglio solo lievemente più aggressivo e thrasheggiante. Pezzi quasi del tutto ariosi e controllati come “Awake” e “Storm Warning” danno infine l’impressione di essere stati composti proprio come reazione a tutte quelle lunghe serie di tecnicismi e parti sincopate che il gruppo era solito sfoggiare di frequente nei primi lavori. Nonostante i Textures rimangano a tutti gli effetti una band progressiva, è dunque percepibile una maggiore attenzione per la melodia e una sottile linearità di fondo che certamente rende il disco più assimilabile. Detto poi di un songwriting come sempre assai accattivante e ispirato – non rivoluzionario, tuttavia speciale per cura e sentimento – non possiamo proprio far altro che consigliare nuovamente i Textures a tutti i fan del metallo moderno e/o raffinato. I grandi nomi citati nella recensione mantengono sempre e comunque la loro leadership, ma i sei olandesi si confermano – per nostra soddisfazione – band poco incline alla banalità.
