6.5
- Band: THE 69 EYES
- Durata: 00:14:26
- Disponibile dal: 05/06/2026
- Etichetta:
- BLK II BLK
Immortali come i vampiri, i The 69 Eyes hanno attraversato indenni quasi quattro decadi: partiti sul finire degli anni Ottanta come band glam, sulla scia dei connazionali Hanoi Rocks, alla vigilia del nuovo millennio hanno svoltato verso sonorità più gotiche, diventando delle autentiche celebrità in madrepatria e facendosi conoscere anche all’estero.
Da allora la carriera della formazione di Helsinki si è stabilizzata sulle coordinate di un goth’n’roll dove, a seconda dei casi, a prevalere è la componente più dark o quella più glam, sebbene spesso le due trovino un buon bilanciamento grazie anche alla versatilità dell’istrionico cantante Jyrki 69, una sorta di ibrido stagionato tra Elvis e il compianto Peter Steele dei Type Of Negative.
In attesa di un nuovo album, il quintetto tiene caldo l’algoritmo delle piattaforme di streaming con questo EP di quattro tracce, prima uscita per l’etichetta BLKIIBLK (succursale della Frontiers). Ad aprirlo la title-track, probabilmente la canzone più convincente di “I Survive”: il mix di glam e dark hard rock è in linea con le produzioni precedenti (in particolare al periodo “Back In Blood”), ma la collaborazione con il leggendario Steve Stevens (storico chitarrista di Billy Idol negli anni Ottanta, nonché tra gli autori della colonna sonora di “Top Gun”) dona una marcia in più al pezzo, tra un crescendo di cori muscolari strategicamente piazzati nel ritornello ed un assolo del guitar hero americano ad accompagnare la coda del brano senza voler rubare la scena.
Ben fatta anche la cover di “Cold Sweat” dei Thin Lizzy, con un cantato più graffiante ed anche in questo caso un gustoso assolo dal sapore ottantiano, mentre “In The Misery” è la traccia più vicina al gothic rock dei The Sister Of Mercy, in cui la voce baritonale di Jyrki gigioneggia da par suo.
La conclusiva “Devil’s Rose” aggiunge infine un tocco southern al classico goth’n’roll in stile “Devils” e “Angels”: merito in questo caso Ed Mundell, chitarrista dei Monster Magnet, la cui sei corde porta in dote una dose di groove polveroso affiancandosi alle grasse linee di basso di Archzie per un pezzo che non avrebbe sfigurato nella filmografia di Rob Zombie.
Poco meno di un quarto d’ora che passa in fretta e nulla aggiunge alla carriera dei finlandesi se non un flavour hollywoodiano dato dagli ospiti a stelle e strisce, ma soprattutto “I Survive” conferma come, ad un passo dai quarant’anni di carriera, la pensione sia ancora lontana per i vampiri più celebri di Helsinki.
