6.5
- Band: THE ABSENCE
- Durata: 00:37:38
- Disponibile dal: 29/03/2024
Qualcuno forse ricorderà quel vecchio film con Bud Spencer e Terence Hill ambientato in Brasile dove la famosa coppia d’oro dello sganassone si prende gioco del cattivo di turno perché ostinato a farsi chiamare Tango nel paese del samba; ecco, i The Absence, invece, insistono nel proporre un death melodico di estrazione prettamente svedese pur essendo di Tampa, Florida, base operativa di Death, Morbid Angel, Obituary, Deicide, Six Feet Under e sede dei Morrisound Studios, tempio del death metal di scuola americana.
A ben vedere però, non è poi così strano succeda: sappiamo l’impatto che At The Gates, In Flames, Dark Tranquillity, Soilwork e Arch Enemy hanno avuto sul metal statunitense, che, imbastardendosi poi con l’hardcore punk e l’emo, ha dato origine al cosiddetto melodic metalcore – stile che dopo il Duemila ha soppiantato il nu metal in cima alle classifiche di gradimento dei teenager.
I The Absence però si tengono ben lontani da quest’ultimo, prediligendo il thrash metal ai ritornelli con cantato pulito e ai breakdown, e, quando vogliono leggermente deragliare dal canone melodico di Göteborg, preferiscono i Lamb Of God ai Killswitch Engage.
Il cantato del membro fondatore Jamie Stewart si attesta anzi su un growl bello ruvido, apprezzabile per espressività e dizione, che permette di intuire i testi delle canzoni – anch’essi di genere. Le chitarre di Taylor Nordberg, dal 2022 anche nei Deicide e in forze in mille altri progetti, seguono con una certa perizia i dettami del death melodico svedese: un paio di passaggi acustici, armonizzazioni tipiche, assoli melodici fortemente debitori del metal classico e riffing serrato. La batteria dell’altro membro fondatore Jeramie Kling, ex Massacre e Venom Inc. e anche lui attivissimo sulla scena internazionale, è veloce e precisa, gli arrangiamenti e la registrazione sono di buon livello, mentre le canzoni offrono una certa varietà di soluzioni, ma senza mai discostarsi dallo stile di riferimento: ne risulta un groove piacevolmente compatto seppur inevitabilmente monocorde. Rispetto a inizio carriera i floridiani hanno scelto di smussare quelle spigolature che potevano conferire un po’ di personalità in più, e purtroppo nemmeno gli inserti thrash metal riescono a donare un vero e proprio marchio di fabbrica ai gruppo, che riesce comunque a mantenere costante la qualità con il passare degli anni.
La perseveranza che ha portato i The Absence ad arrivare a questo lusinghiero traguardo del sesto album di inediti pur senza proporre nulla di particolarmente originale e tanto meno innovativo – e senza mai fare il ‘botto’ – da alcuni potrebbe venire interpretata come vera e propria ostinazione; tuttavia si sa quanti estimatori questo suono abbia ancora oggi in giro per il mondo, e, se c’è una domanda, è normale ci sia anche un’offerta.
Insomma, fare i gregari è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo: i The Absence sono qui per questo.
