7.5
- Band: THE APULIAN BLUES FOUNDATION
- Durata: 00:49:13
- Disponibile dal: 21/11/2025
- Etichetta:
- Zann's Records
L’idea che sta alla base di questo “Traditional Songs About Life, Death And Rebirth” degli Apulian Blues Foundation è semplice e geniale: prendere il blues, quello vero, quello del Delta del Mississippi dei primi decenni del Novecento, e mischiarlo con lo stoner rock degli anni Novanta.
Per far ciò, questo trio pugliese costituito da Giovanni Valentino, voce e chitarra, Marco Meledandri, basso e voce, e Cosimo Armenio alla batteria, oltre a pezzi inediti, si avvale di canzoni popolari di un secolo fa come il gospel “Keep Your Lamp Trimmed And Burning”, basata sulla parabola delle dieci vergini del vangelo di Matteo, o il tradizionale “Mississipi Bowevil Blues”, sulla raccolta del cotone; pezzi esenti dai diritti d’autore e che comunque vengono adattati e stravolti a seconda delle esigenze – un ottimo espediente che permette loro di affondare saldamente i piedi nella tradizione senza incorrere in contenziosi o dispute legali, come capitò ad esempio ai Led Zeppelin con i loro rifacimenti blues dei primi dischi.
Se là però il blues primigenio, già ampiamente rivisitato dal british blues, veniva poi definitivamente stravolto nelle sperimentazioni degli Zeps, nel caso degli Apulian Blues Foundation si percepisce la volontà di mantenere lo spirito autentico delle origini, quella veracità e schiettezza che caratterizzava il suono degli antesignani del blues, anche se inserito in un contesto palesemente diverso.
A volte le due anime, blues e stoner, vengono fuse assieme per dar vita a un crossover interessante e discretamente originale, come su “Cool Drink Of Water Part 1”; in altri casi le due influenze vengono semplicemente accostate, e allora abbiamo degli stacchi, come quello all’inizio di “Keep Your Lamp Trimmed And Burning”, che coprono in un salto quasi un secolo di musica, dal blues primigenio di inizio Novecento allo stoner-doom anni Novanta.
C’è anche spazio per la psichedelia, in particolar modo riscontrabile su “Everybody Ought To Love Jesus”, col suo lungo finale lisergico arricchito dal sintetizzatore; mentre certi passaggi particolarmente sporchi e pesanti più che allo stoner californiano rimandano allo sludge della Lousiana, anch’esso affine al Delta blues, per angoscia, veemenza e vicinanza geografica.
Fermo restando che la personalità dei pugliesi non si discute e che i loro intenti sono più che onesti e ammirevoli, è giusto rimarcare che il risultato finale non è poi così lontano da tanta musica già sentita in passato: il primo esempio che viene in mente, per antichità e impatto, è senz’altro quello dei Blue Cheer, non a caso annoverati tra gli ispiratori dello stoner, in particolare con la loro pietra miliare “Vincebus Eruptum” del 1968; altri pasaggi possono rimandare agli Sleep di “Holy Mountain” o ai Kyuss.
Perfettamente calate nel contesto le chitarre elettriche dominate dal fuzz e la sezione ritmica caratterizzata da un basso fragoroso e da una batteria tecnica e incisiva. Il cantato, nelle parti acustiche o più pacate vicino alla tradizione blues, diventa nei frangenti rumorosi un urlo più o meno distorto che può ricordare ad esempio Scott Kelly nei Neurosis, e ha la caratteristica di essere tenuto a un volume basso nel mix, con l’effetto – certamente voluto – di rendere le parti ancora più pesanti e caotiche; scelta che può risultare comprensibile, ma non sempre condivisibile.
Gli Apulian Blues Foundation fanno poi di necessità virtù, prediligendo un suono polveroso, sanguigno, potente e viscerale che rispetta la formula prestabilita e ben si concilia con le esigenze di un gruppo al debutto sulla lunga distanza; c’è da dire però che i brani sono mediamente lunghi, anche sugli otto minuti, e talvolta il suono poco levigato risulta un impedimento all’ascolto; tuttavia, nonostante alcune perplessità in merito a missaggio e originalità, questo “Traditional Songs About Life, Death And Rebirth” va assolutamente segnalato perché la musica degli Apulian Blues Foundation trasuda passione, dedizione e sincerità, e di questi tempi è senz’altro grasso che cola.
