THE ATLAS MOTH – The Old Believer

Pubblicato il 07/07/2014 da
voto
7.0
  • Band: THE ATLAS MOTH
  • Durata: 00:50:18
  • Disponibile dal: 10/06/2014
  • Etichetta:
  • Profound Lore

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Da sempre una delle band più particolari e ambigue nel panorama sludge e doom, gli Atlas Moth hanno sempre saputo articolare con immenso dinamismo ed eterogeneità il proprio verbo musicale, creando un inventario espressivo estremamente sfuggente e cangiante e sempre avvolto da un fascino magnetico e conturbante. La loro musica estremamente melodica ma opprimente allo stesso tempo è stata una delle sorprese più fresche e avvincenti che ci è capitato di apprezzare nell’underground sludge e doom negli ultimi cinque – sei anni a questa parte. D’altronde, il loro vocabolario musicale è di quelli che mostrano una complessità e una struttura intrinseca cui pochi possono ambire: tre chitarre che disegnano quasi sempre traiettorie diverse e spesso opposte e antisonanti, due voci soliste accavallate e sempre intrecciate in uno screaming lacerante l’una e in armonie deliziose l’altra, e un tappeto onnipresente e spessissimo di organi e synth che evocano in egual misura abissi psichedelici stranianti e lugubri e armonioso ed avvolgente calore southern allo stesso tempo. Insomma, siamo al cospetto di una band più unica che rara, che è sempre stata consapevole dei propri mezzi e che ha sempre cercato con nettezza e fermezza di distinguersi in maniera esemplare. Il loro sound malinconico, incompromissorio, sontuoso e deflagrante è sempre stato un qualcosa di magnetico e indecifrabile, un enigma musicale che vive in armonia a cavallo tra la rabbia tonda e zuccherina dei Deftones di “White Pony”, la verve southern metal rude e sanguigna dei Down, lo sludge tumefatto e bastardo dei Rwake, gli abissi psichedelico-industriali degli ultimi Neurosis e gli avventurismi lisergici e allucinati di band post-metal contaminate dallo space rock e dalla psichedelia come gli US Christmas e i Minsk. La band si abbandona spesso a malinconiche e struggenti ballatone di southern metal depresso e introverso, per poi deflagare il tutto in implosioni surreali e opprimenti di sludge metal allucinato e iniettato di acido lisergico. La melodia non manca mai, anche quando la band raggiunge il prioprio abisso, la brandisce come un’arma di seduzione anche quando i cieli sopra di essi sono pesti e gravidi di tenebre e distruzione. Forse sta proprio in questa abilissima manipolazione della melodia il loro segreto, la formula ultima con la quale la band costruisce le proprie impenetrabili e struggenti trame sonore. L’apice è stato raggiunto dalla band con il capitolo precedente, “An Ache for the Distance”, un lavoro in cui il songwriting e l’impostazione delle melodie aveva raggiunto vette di perfezione e maestria difficilmente replicabili, ma “The Old Believer” rimane pur sempre un lavoro che conferma gli Atlas Moth come una preziosa gemma nascosta dell’underground, che va scoperta e seguita con estrema attenzione.

TRACKLIST

  1. Jet Black Passenger
  2. Collider
  3. The Sea Beyond
  4. Halcyon Blvd
  5. Sacred Vine
  6. The Old Believer
  7. City of Light
  8. Wynona
  9. Hesperian
  10. Blood Will Tell
2 commenti
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