THE BODY – Master, We Perish

Pubblicato il 15/06/2013 da
voto
6.5
  • Band: THE BODY
  • Durata: 00:18:01
  • Disponibile dal: 30/04/2013
  • Etichetta: At A Loss Recordings
  • Distributore:

Geni o paraculi? Beceri impostori o portatori di una rivoluzione che noi uomini semplici non capiremo mai? Sorgono queste e altre mille domande simili nel sentire la nuova prova in studio del terrificante duo avant-doom americano The Body. I Nostri non sono in giro da molto tempo e, sotto l’attenta supervisione della sapiente At A Loss Recordings, giungono oggi alla pubblicazione di questo nuovo EP dopo aver licenziato tre full-length elettrizzanti e molto più lineari del presente lavoro, una manciata di split ed EP, e una collaborazione con i Braveyoung che ha fatto trapelare più genio che altro. “Master, We Parish” invece rimescola le carte in tavola completamente gettando lunghe ombre di ambiguità e confusione sulla reale tenuta psichica del duo e sulle sue capacità di veicolare concetti musicali che siano di basilare fruizione per un pubblico che non sia completamente fuori di testa come a quanto pare sono loro. Se da un lato le coordinate stilistiche di un doom metal tutto sommato tradizionale, e dunque funereo, ossessivo e malato ci sono tutte grazie a ritmiche comatose a un downtuning tombale e a una pesantezza nell’esecuzione assolutamente squassante, dall’altro però la vena sperimentatrice apparentemente incontrollabile del duo ha cancellato ogni traccia di equilibrio nel lavoro e fatto sprofondare il disco in un casino di improvvisazione e rumore spurio inestricabile. Si parte dagli Electric Wizard, dagli Eyehategod, dai Godflesh e dai Trouble e poi, lambendo i Big Black, i Lightning Bolt, i Naked City, Zappa, gli Swans, Branca e Zorn, si finisce in un non-senso musicale in cui confusione compositiva, fragore insensato e caos compositivo vengono quintuplicati e ingigantiti da una pesantezza onnipresente e incontenibile, unico tratto riconducibile al doom che rimane intatto in tutta la durata del disco, mentre tutto il resto viene scardinato, distrutto e annientato senza motivo in una confusione  di cacofonia e dissonanze inestricabile. Sembra quasi che i The Body si accorgano della loro abilità di musicisti e che per qualche motivo a noi completamente oscuro tentino poi di distruggerne l’evidenza. Fatto sta che memorabili e montagnosi passaggi doom di una pesantezza lancinante vengono interrotti all’improvviso senza motivo apparente per essere poi sgretolati in un teatrale scenario di baccano e nonsenso musicale dal taglio altamente cinico, sarcastico e paraculo che può ricordare i Melvins più intrippati o gli Oxbow di “An Evil Heat”. Il lavoro a tratti sembra sfilacciarsi nell’astrattismo più totale generando il nulla sostanziale, e in altri sembra interrompersi bruscamente in maniera incomprensibile andando a finire la propria corsa in un cumulo di feedback e rumore senza capo né coda. Questa costante alternanza nel lavoro di momenti memorabili e momenti di incomprensibile regressione musicale e caos compositivo generano in chi ascolta sensazioni contrastanti e altalenanti che rendono difficile la produzione di un giudizio ponderato. Il lavoro rimane comunque innegabilmente indirizzato a tutti coloro che amano il noise, il drone doom e lo sludge doom più destrutturato e sperimentale, e che sono in grado di reggere enormi quantità di improvvisazione di sregolatezza musicale. Chi ama musica più strutturata e dotata di un certo equilibrio interno qui troverà solo un inestricabile e incomprensibile nodo di rumore. A voi la scelta, anche se noi di momenti esaltanti ne abbiamo trovati ben più di uno.

TRACKLIST

  1. The Ebb and Flow of Tides in a Sea of Ash
  2. The Blessed Lay Down and Writhe in Agony
  3. Worship
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