7.5
- Band: THE BROWNING
- Durata: 00:43:00
- Disponibile dal: 04/10/2011
- Etichetta:
- Earache
- Distributore: Self
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Cover cyber/fumettosa, monicker in cui i più attenti riconosceranno il rimando ad una storica mitragliatrice pesante, mentre ai più distratti potrebbe ricordare una marca di biscotti al cioccolato, e il logo della Earache stampato in copertina, che ai più distratti potrebbe sembrare una garanzia di estremismo, mentre i più attenti ricorderanno i trascurabili lavori di Adema e Linea 77 usciti sotto l’egida dell’etichetta americana. Chiunque voi siate, distratti o attenti, sono dunque molti gli elementi di curiosità che accompagnano “Burn This World”, curiosità che si trasforma ben presto in stupefazione una volta inserito il CD nel lettore. Sì perchè, se è vero che la contaminazione tra metal e musica da discoteca non fa ormai più notizia, bisogna dare però atto ai The Browning di aver alzato l’asticella sia del distorsore che quella del tamarrometro, dando vita ad un nuovo genere – il dubcore – vicino per attitudine più ai seminali …And Oceans che agli Enter Shikari o ai Pendulum. La proposta del quartetto di Dallas, infatti, affonda le proprie radici nel deathcore più abrasivo, in stile Emmure e Despised Icon per intenderci, potenziato però con una dosa massiccia di sintetizzatori EBM che non si limitano ad un mero ruolo di stacco/accompagnamento ma, nell’economia generale del pezzo, rivestono un’importanza pari alla componente propriamente metal. Il frutto di questa ibridazione sonora trova la sua ideale sublimazione in canzoni come “Standing On The Edge”, “Time Will Tell”, “I Choose You” e “The Sadist”, anche se il CD nella sua interezza contiene materiale potenzialmente esplosivo – attenzione ad avvicinarlo a fonti infiammabili, potrebbero partire mitragliate vaganti! – per chi nel proprio inconscio nasconde un ‘tamarrino’. Come già l’abate Mendel un paio di secoli fa con i piselli, così oggi i The Browning si divertono a mischiare tra loro caratteri antagonisti, finalizzati stavolta all’evoluzione della specie metalcore; se poi tra i solchi di “Burn This World” si annidano i prodromi di una mutazione genetica in salsa core lo scopriremo solo vivendo, di sicuro qui c’è quanto basta e avanza per garantire una bella boccata di aria fresca ad un moshpit sempre più asfittico.
