7.5
- Band: THE BROWNING
- Durata: 00:46:48
- Disponibile dal: 01/10/2013
- Etichetta:
- Earache
- Distributore: Self
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In astronomia, col termine di ipernova si definisce “un’esplosione stellare simile alla supernova ma con un rilascio di energie di circa 100 volte superiore”. Non potremmo concordare di più con queste prime due righe per definire l’ultimo prodotto di questi tamarroni di Kansas City (quella meno conosciuta, in Missouri). La creatura è finalmente ultimata. Ci piace concepire il progetto The Browning come un mostro senziente che finalmente si muove sulle proprie gambe. Sono passati due anni da quella vera e propria bomba ad orologeria che rispondeva al nome di “Burn This World”, fortunatissimo esordio per questi ragazzi del sud degli Stati Uniti, belligeranti nel nome e nelle intenzioni, e, finalmente, la deflagrazione è avvenuta. Come un feto in un’incubatrice, era solo questione di attendere il tempo necessario prima che la “creatura”, come l’abbiamo definita poc’anzi, giungesse al propizio stadio evolutivo ed uscisse dal bozzolo della sperimentazione fine a se stessa. Il precedente “Burn This World” aveva dato sì il proprio contributo allo sdoganamento della band verso il grande pubblico, solo che soffriva di ingenuità minori prettamente dovute alla non ancora piena padronanza della band della propria proposta musicale. In questo “Hypernova”, l’ electro-metal proposto dai Nostri si presenta in una veste più completa e variegata rispetto al recente passato. Gli americani hanno effettuato un’operazione di consolidamento del proprio sound, continuando comunque ad adottare soluzioni nuove per evitare il fastidioso effetto “autocitazionistico” così comune di questi tempi. Il singolo “Gravedigger”, lanciato qualche mese fa come assaggio del LP, non rispecchia completamente ciò che possiamo trovare in quest’ultima fatica dei The Browning. Innanzitutto, la componente electro è sempre più marcata all’interno delle quattordici tracce del disco, e riesce finalmente ad amalgamarsi col resto degli strumenti analogici in una maniera che non dà più la sensazione che le parti metal e electro siano state incollate l’una e l’altra. Dalle clean vocals presenti nel ritornello di “Fifth Kind” al sitar evocativo di “Slaves”, dall’hardstyle “thrasheggiante” di “Type 1A” alle atmosfere 8-bit create dal synth in “Black Hole”, tutto contribuisce a trascinarci in un mondo cybernetico, freddo come l’acciaio, dove la macchina ha definitivamente spazzato via l’essere umano dalla faccia del pianeta. Con questo ultimo lavoro la band americana è riuscita nell’intento di portare alla vita un manifesto musicale avanguardistico e brutale, in cui il tessuto ritmico incorpora e sviluppa la componente elettronica ad un livello finalmente funzionale. Siamo certi che molti dei nostri lettori storceranno il naso di fronte ad un tale azzardo musicale. A tutti gli altri, invece, non possiamo che augurare buon divertimento con questa “esplosione stellare”.
