THE CATECHISTS – Darkness Under Sunshine

Pubblicato il 24/08/2012 da
voto
6.0

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I The Catechists nascono nel 2009 come figli illegittimi e rock’n’roll della black metal band Black Flame, con la quale condividono Il Cardinale (voce e chitarra) e Snake (ex bassista dei blackster piemontesi). Unendosi al batterista Peps ed in seguito assoldando alle quattro corde l’ottimo Gongo, il gruppo italiano esordisce nell’estate del 2011 con il suo primo full-length autoprodotto, intitolato “Darkness Under Sunshine”. In questo revival di musica visceralmente rock e suonata con stomaco e testicoli, i Nostri saltano sul carrozzone di musicisti estremi che, fra tribute band e progetti inediti (Abbath con i suoi Bombers, Shagrath con i Chrome Division, Anselmo con i sempre più importanti Down e, nell’underground nostrano, Asher, batterista dei Forgotten Tomb e dei rockers Whiskey Ritual), si propongono con della musica destrutturata, privata di orpelli ed infiorettature stilistiche, ma sicuramente più diretta e sanguigna dei loro progetti-madre. Un grosso e barbuto berserker pare essere l’influenza principale dei Nostri; e non ci riferiamo ad un vichingo invasato che si esprime in growl, ma bensì all’icona rock e guitar hero che risponde al nome di Zakk Wylde, il quale con i suoi Black Label Society è un’ombra sempre presente, e a volte ingombrante, che aleggia sopra di noi durante l’ascolto di questo disco. Rallentamenti ai limiti del doom, pesantemente influenzati dalla musica settantiana; una vocalità mutuata dal sopracitato e lungocrinito chitarrista/cantante; un guitar work infarcito di buoni assoli e forse troppi armonici artificiali di wyldiana memoria; una pesante (ma forzata) iniezione di southern rock; tutti questi fattori rendono questo disco sicuramente appetibile per i fan di dischi come “Nola” o gruppi come i compianti Pride & Glory, ma, a ben sentire, forse si poteva fare decisamente di più. Una produzione altalenante e brani qualitativamente eterogenei non ci permettono di apprezzare questo disco come in fondo forse meriterebbe, perchè per una bella “Cleaning Under Sunshine”, con il suo incipit pachidermico e la sua splendida e bene interpretata linea vocale, esiste una “The Secret Window” che sembra registrata al bar dopo una lunga serata alcolica; per una interessante “Decadence”, dove il singer si spinge in controcanti dalle tonalità halfordiane, c’è una “Motherland” che appare ai nostri padiglioni auricolari come una demo registrata in modo soft e frettoloso dai Black Label Society. Concludendo, sicuramente un lavoro ben più che discreto, ma che con un controllo maggiore sull’intonazione (stonare non significa essere viscerali e veraci, ma solo stonati), un muro di chitarre più incisivo (tralasciando magari il bel concetto di power trio), intrecci chitarristici atti ad esaltare la parte propriamente southern rock ed una produzione non migliore, ma solo qualitativamente più omogenea, i Nostri potrebbero rappresentare in futuro davvero una bella sorpresa. Una band comunque da tenere d’occhio.

TRACKLIST

  1. Intro
  2. A Bad Turnover
  3. Decadence
  4. Cleaning Under Sunshine
  5. Kill You Hero
  6. The Secret Window
  7. No Like You!
  8. Motherland
  9. Stay With Me! (bonus-track)
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