5.0
- Band: THE CHARIOT
- Durata: 00:30:28
- Disponibile dal: 09/12/2010
- Etichetta:
- Good Fight Music
- Distributore: Audioglobe
Un’altra aggiunta inutile alla vasta biblioteca del “senza infamia e senza lode” di cui purtroppo il genere del metalcore sembra essere il genere più fornito, e il sottogenere “Christian Metalcore” ancora di più, dato che per trovare una differenza tra i gruppi americani che compongono questo sottogenere bisogna veramente tentare un approccio col microscopio elettronico. Il piattume che pervade il genere è tale che nonostante i frequenti cambi di line up nelle band ivi presenti, il sound non cambia mai, neanche di una virgola! Fatto che fa riflettere non poco, questo. Stessa storia per i The Chariot, che già non avevano mostrato alcun tratto distintivo nei loro tre album precedenti, e che ritornano oggi con questo nuovo “Long Live” e lo stesso deprimente livello di piattume e noia di sempre, in cui non è visibile il benché minimo sforzo di proporre qualcosa di nuovo, o mostrare alcuna voglia di mettersi in discussione o tentare nuove strade. Ritornano i soliti riffoni compressi e ammiccanti, uguali a mille altri, e stra-usati da tutti. Ritornano i banali assoloni metalcore per arruffianarsi l’attenzione dei metallari, e ritornano anche i pallosissimi growl adolescenziali che ormai non impressionerebbero più neanche un neaonato. Insomma, un album tutto muscoli e niente cervello, che trita e ritrita formule già ampiamente imposte al pubblico da anni ormai, suscitando sbadigli e nulla di più, e la cui stessa esistenza, oltretutto in un mare di prodotti-copia, risulta abbastanza incomprensibile. Un elemento di ulteriore “fastidio” trasmesso da questo pavido album è che potrebbero far passare il genere come “inavvenente”, ma questo sarebbe solo un escamotage per mascherare la propria imbarazzante mancanza di idee, poiché basta andarsi ad ascoltare un qualunque disco degli Zao – anche loro facenti parti del calderone “Christian Metalcore” – per rendersi conto che di qualunque “genere” si fa parte, se ci sono le idee e gli attributi per risaltare, nulla e nessuno lo impedisce. E i The Chariot non hanno nessuna delle due. L’anonimato è sempre più incombente.
