THE CHARIOT – One Wing

Pubblicato il 06/11/2012 da
voto
8.0
  • Band: THE CHARIOT
  • Durata: 00:33:20
  • Disponibile dal: 21/09/2012
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

Iniziamo la recensione in medias res chiarendo subito che il quinto album della formazione di Douglesville, Georgia, è finalmente il mix perfetto della loro potenza live e della loro follia musicale. La opener “Forget” è il saluto introduttivo che i The Chariot ci pongono nel modo più onesto che potrebbero concederci. Ma il loro metalcore spinto, caotico, venato di ritmiche sincopate, colorato da rudi grida abrasive in uno tsunami di riff dissonanti non sono l’unico marchio di fabbrica della formazione georgiana. La terza traccia, per esempio, è una riproposizione/reinterpretazione soul di “They Faced Each Other” (in “The Fiancée” del 2007), con la voce angelica di Angela Plake che intona un inno sensuale, erodendo quelle che erano le aspettative principali per un fan al primo approccio a questo “One Wing”. La successiva”First” è da immaginarsi con Sergio Leone sul palco che si lancia sulla folla e poga con Ennio Morricone: è infatti un medley tra un intro metalcore e un’epica sonata alla spaghetti western. E se pensate che i nostri si stessero allontanando dalle bordate fameliche, ecco il loro marchio di fabbrica tornare più diretto che mai nella successiva “Love.”, intervallata da una parte centrale da ospedale psichiatrico e xilofono. Molte e fenomenali sono le parti più intime e i momenti di respiro in questo disco e ,come l’intermezzo precedente, possiamo citare “Speak”, che  inizia con una piano ballad con le urla di Scogin che sanguinano dal pianoforte, così come l’intermezzo di “Tongues”. Ma tutto il merito della band esplode in tutta la magnificenza della conclusiva “Cheek.”, con la spoken part di Charlie Chaplin da “The Great Dictator”, donando quel picco emozionale che la band non aveva mai regalato prima di “One Wing”. E quando iniziamo a commuoverci, i georgiani ci salutano con gli ultimi due minuti di rabbia. Scogin si toglie il cappello e ci saluta nel modo che può: ansimi e urla. Uno dei più inflazionati parametri per definire la grandezza di un’artista è sempre stato il suo carattere di particolarità, esclusività, originalità. Bene, questo disco poteva essere fatto solo da una band come questa. Senza dubbio. In “One Wing” otteniamo un lavoro dove caos e dissonanza si mischiano parossisticamente in una semi-perfezione musicale di circa mezzora che si muove tra follia e genialità, tra melodie e grida furibonde,  destabilizzando quelle che sono strutture e ricezioni canzone canoniche, anche in ambito metalcore. E tutto questo è anche, incredibilmente, quanto di più accessibile e immediato i nostri abbiano finora sfornato. Questo non significa assolutamente che questo sia un album per tutti, anzi. I fan del math core troveranno un disco che include la follia dei The Dillinger Escape Plan, la carica massiva dei Converge, la ferocia dei Norma Jean (precedente band di Scogin) e tante, tante, tante urla. Insomma, se tenete la mente aperta a questa nuova esposizione sperimentale della follia, amerete questo “One Wing”. “Alla follia”.

TRACKLIST

  1. Forget
  2. Not
  3. Your
  4. First
  5. Love.
  6. Speak
  7. In
  8. Tongues
  9. And
  10. Cheek.
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