THE CONTORTIONIST – Clairvoyant

Pubblicato il 21/11/2017 da
voto
8.0
  • Band: THE CONTORTIONIST
  • Durata: 00:54:17
  • Disponibile dal: 15/09/2017
  • Etichetta: eOne Music
  • Distributore:

Il quarto capitolo in studio per gli americani di Indianapolis The Contortionst, è il loro lavoro più intimo e introverso. “Clairvoyant” è probabilmente uno dei lavori più complessi a cui, chi scrive, si sia approcciato nel corso di questo anno solare, e gli amanti del progressive moderno dovrebbero a nostro avviso prendere in considerazione l’idea di un approfondimento. Questo è un platter che, sulla carta, si direbbe accessibile, ma che in realtà si rivela talmente complesso nella sua eccentricità che in diversi tratti si fatica a trovarne la giusta chiave di lettura. Tanto per iniziare Michael Lessard, vocalist della band, ha completamente abbandonato ogni velleità di cantato aggressivo, avvalendosi soltanto di linee melodiche particolarissime (e spesso tacciate di monocordicità). Ma questo è proprio il classico caso in cui un cantante usa la voce come strumento, non solo melodico, ma che assume anche una rilevante importanza ritmica, con questo suo modo così allungato di perpetrare i chorus, o di sovrapporre le voci creando vari strati di melodia che a loro volta vanno a completare quello che è un vero e proprio substrato di suoni assolutamente ipnotico creato dai due chitarristi Robby Baca e Cameron Maynard. Questi, a loro volta, hanno abbassato quasi definitivamente le distorsioni dei loro amplificatori per avvalersi di vari delay ed effetti psichedelici, in un intreccio etereo coadiuvati dal bravissimo tastierista Eric Guenther. Da tutto questo ne esce un suono assolutamente particolare, unico nel suo genere, che richiama atmosfere oniriche e ultraterrene, pur essendo sintetico e vagamente acido. Riuscire ad individuarne la giusta chiave di lettura è quasi un’impresa perché l’introversità delle melodie e la monotemeaticità dell’atmosfera generale, uniti una lunghezza complessiva importante sia per i singoli brani che del disco, possono indisporre l’ascoltatore, facendogli liquidare “Clairvoyant” come un album quasi snob, talmente chiuso in un’atmosfera surreale da farla apparire artificiosa e forzata. Eppure, con il susseguirsi degli ascolti, se riuscirete a superare l’impatto iniziale così straniante, le melodie penetreranno nel vostro cervello senza che ve ne accorgiate e, sebbene sarà difficile che vi troviate a canticchiare un refrain dei The Contortionist (perché in definitiva, non ce ne sono), “Clairvoyant” diventerà uno di quei dischi che sentirete il bisogno di risentire per capire meglio qualche particolare che ancora non avevate individuato. Se dovessimo incanalare i The Contortionist in una macro area di riferimento, sicuramente li metteremmo in un ipotetico calderone del progressive atmosferico, proprio perché gli elementi di contaminazione sono tanti: si passa da momenti di post rock ad altri di ambient fino a certi passaggi che quasi quasi ci richiamano a certo new wave. Comprendiamo perfettamente l’ascoltatore che, magari dopo un paio di ascolti, si trova a liquidare l’album in questione come un mattone monocorde, ma vi invitiamo ad andare oltre, ad entrare nello specifico, a concentrarvi sui particolari, sui passaggi che magari hanno suscitato qualche emozione, perché attraverso quelli, probabilmente riuscirete anche ad entrare nel resto del disco. E’ come se i The Contortionist mettessero lungo la tracklist qualche piccolo spiraglio attraverso il quale potrete entrare nel loro mondo. Si tratta semplicemente di trovarli. Se chi scrive avesse dovuto scrivere e pubblicare questa recensione dopo pochi ascolti, sicuramente il giudizio sarebbe stato differente e il voto in calce più basso. Invece il tempo e i numerosi ascolti ci hanno fatto comprendere la potenza emotiva e la grandezza di questo gruppo, capace di gettare sempre il cuore oltre l’ostacolo e l’intenzione di non volersi ancora fermare in una ‘comfort zone’, ma di continuare a sperimentare, riuscendo peraltro a mantenere ben salda la loro identità e la loro riconoscibilità. Un disco che forse sarà per pochi eletti, ma quei pochi ne godranno a dismisura, di questo ne siamo certi.

TRACKLIST

  1. Monochrome (Passive)
  2. Godspeed
  3. Reimagined
  4. Clairvoyant
  5. The Center
  6. Absolve
  7. Relapse
  8. Return to Earth
  9. Monochrome (Pensive)
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