6.5
- Band: THE CREST
- Durata: 00:45:16
- Disponibile dal: /05/2005
- Etichetta:
- Season Of Mist
- Distributore: Audioglobe
I norvegesi The Crest esistono da un bel po’ di tempo, precisamente dal 1999, anche se il nucleo originale della band si compose tre anni prima sotto altro monicker. “Letters From Fire”, il loro debutto, risale al 2001; dopodiché venne il silenzio, un anno di pausa dichiarata e la reale possibilità dello scioglimento della formazione. Poi, la svolta: la cantante Nell viene reclutata dai seminali conterranei Theatre Of Tragedy, in sostituzione di Liv-Kristine Espenaes; e come d’incanto, ecco rispuntare, con un tempismo micidiale, anche i The Crest. Ora, questa breve premessa per evidenziare come un minimo di puzza al naso arrivi, per questa release talmente precisa cronologicamente da destare qualche sospetto. Quale migliore occasione per rispolverare il gruppo, infatti, proprio mentre se ne parla grazie alla “promozione” della propria singer? Allontaniamo, comunque, questi sinistri pensieri e tuffiamoci in “Vain City Chronicles”, un album dalle chiare pretese commerciali, un disco di canzoni dark-pop rese appetibili ad un pubblico più ortodosso da sostanziose dosi di gothic metal e rock malinconico. I The Crest si dimostrano, se non proprio eccelsi ed originali compositori, discreti songwriter e grandissimi arrangiatori: infatti, il pezzo forte del disco sono proprio i particolari e le sfumature di classe provenienti da arrangiamenti sopraffini e pienamente riusciti. Diciamo che il quintetto scandinavo riesce molto bene a creare atmosfere tra l’oscuro, il languido ed il decadente…e i brani nettamente migliori risultano essere quelli più sfacciatamente mainstream, vedi “Silent” ed il suo incedere electro-pop alternato ad un chorus arioso e supportato da archi campionati; archi campionati che danno realmente una marcia in più ai brani in cui vengono inseriti, peculiarità ben evidente in “House Of Mirrors”, traccia imperniata su di un accattivante ondeggiare di violini e viole. Non convincono appieno le song più sostenute, le quali vanno a tangere pericolosi confini di banalità (“Run Like Blazes”, “Another Life”). La voce di Nell è ovviamente piacevole, molto dolce e tecnicamente ineccepibile…con l’unico difetto, però, di non avere mai picchi acuti o slanci aggressivi, risultando così vagamente monocorde. Alcune trovate sono buone, come la voce maschile recitata in spagnolo (decisamente spiazzante) in “Reptile” o il dare parecchio spazio alla capace sezione ritmica. “Vain City Chronicles”, concludendo, è un platter che presenta qualche alto e basso di troppo, ma che, proseguendo negli ascolti, non farà fatica ad essere completamente assimilato ed apprezzato. Ai goticoni non dovrebbe per niente dispiacere…
