6.5
- Band: THE DEVIL WEARS PRADA
- Durata: 00:42:26
- Disponibile dal: 14/11/2025
- Etichetta:
- Solid State Records
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Apple Music:
Nel 2005 eravamo connessi con le prime ADSL per discutere sui forum, cercavamo giochi in Flash e passavamo ore su MSN Messenger. C’era anche Myspace ad alimentare le sottoculture alternative, dandoci la possibilità di essere esposti tanto alle Suicide Girls quanto all’ascesa del metalcore cristiano: con quel nome assurdo, i The Devil Wears Prada erano uno dei nomi più caldi di tutta la nuova scena metalcore, esplodendo con successi fulminanti come “Plagues” (2006) e “With Roots Above and Branches Below” (2009).
Nel corso degli anni è arrivato Facebook e poi Instagram, il telefono è diventato il nostro punto di connessione al mondo e Spotify ci ha donato l’accesso istantaneo a tutta la musica dell’universo. I ragazzi di Dayton, Ohio, nel frattempo hanno abbandonato gran parte della loro religiosità esplicita abbracciando un approccio più introspettivo e fluido tra generi, che ha trovato il suo picco nella maturità levigata di “The Act” (2019) e “Color Decay” (2022).
Oggi con “Flowers”, il loro nono album in studio, i TDWP proseguono questa traiettoria, gettando definitivamente la maschera e scavando più a fondo nella vulnerabilità emotiva mentre incorporano sensibilità pop, hook guidati da synth e scappatelle nel rock alternativo.
Dato per assodato che ricalcare i passi dei Bring Me The Horizon sembra essere l’unica strada percorribile per evolvere il metalcore, la transizione sembra funzionare nel migliore dei modi finalmente, grazie a un suono espanso che predilige un approccio atmosferico, con la struttura delle canzoni più interessata a creare spazi, dimensioni sospese ed estetiche luminose: i fiori sono utilizzati allo stesso modo del film culto “Midsommar”, che cela tra i petali un’oscurità rituale, simboli di bellezza quanto di lutto e dolore.
“Where the Flowers Never Grow” alterna breakdown a sezioni melodiche emotivamente cariche, è un brano heavy con un ritmo pop ed un finale emo che si candida immediatamente come uno dei picchi dell’album. “Everybody Knows” mostra candidamente vulnerabilità ma è capace di esplodere in un ritornello micidiale, probabile tormentone nelle prossime esibizioni del gruppo. “So Low” e “Ritual” si infilano abilmente in territori pop, la prima con synth scintillanti, batteria elastica e un basso groovy, la seconda cercando di compiacere le radio ma mantenendo l’impronta della band. “All Out” soddisferà i pruriti dei vecchi fan con negatività e ferocia, mentre chi si crogiola nella tristezza troverà in “For You” un altro highlight, un anthem teatrale, romantico e disperato.
La prima parte si chiude in bellezza con il tributo sentito a Daniel Williams, l’ex batterista deceduto nel 2023, nella dolorosa e arrabbiata “When You’re Gone”.
L’interludio “The Sky Behind the Rain” divide il disco in maniera abbastanza netta, infrangendo l’illusione di una trasformazione del tutto ben riuscita: pur mantenendo un approccio onesto e autentico c’è una successione di episodi morbidi, elementari, insipidi e poco incisivi, che sembrano slegati e non riescono ad eguagliare il resto delle composizioni.
Difficile non pensare al tasto ‘skip’ ascoltando “The Silence”, “Eyes” e “Wave”, brani abbastanza generici che potevano essere fruttuosamente esclusi. “Cure Me”, sfortunatamente, è semplicemente e terribilmente tediosa nella sua patinata imitazione dei BMTH più rock, tanto da far apparire la mediocre “My Paradise” e i suoi beat trap come una chiusura quasi appagante.
Neanche stavolta, insomma, i TDWP riescono a sbocciare appieno nella nuova dimensione artistica, anche se non ci siano mai andati così vicino. Per quanto gran parte del disco riesca ad essere ammaliante, onesto e toccante, il finale è uno scivolone che non può non pesare sul bilancio definitivo, rendendo manifesta la necessità di affidarsi ad un produttore esecutivo (il disco è autoprodotto) piuttosto che ad autori esterni (che hanno dichiaratamente lavorato ad alcuni brani).
Una decina di minuti in meno, a nostro parere, sarebbero corrisposti ad un punto in più.
