THE DEVIL’S BLOOD – III – Tabula Rasa Or Death And The Seven Pillars

Pubblicato il 01/06/2013 da
voto
7.5
  • Band: THE DEVIL'S BLOOD
  • Durata: 01:05:00
  • Disponibile dal: 28/05/2013
  • Etichetta:
  • Ván Records

E’ durata poco la parabola creativa ed artistica dei The Devil’s Blood, che a quanto pare si scioglieranno proprio dopo la pubblicazione di questo terzo capitolo in studio. In soli sei anni di esistenza comunque gli occult rockers olandesi hanno saputo conquistare un pubblico anche piuttosto vasto considerando il genere musicale, grazie ad una proposta intrigante, ben composta e suonata e a dei live show assolutamente unici nel proprio genere. Supportati come sempre dalla Metal Blade negli States e dalla Vàn Records qui da noi, i Nostri danno alle stampe “III: Tabula Rasa Or Death And The Seven Pillars”, platter all’altezza delle aspettative che chiude con il botto una carriera mai avara di soddisfazioni per Farida e Selim. Degnissimi eredi di Coven, Black Sabbath, Black Widow e Zior (dimenticati alfieri settantiani del rock occulto), i The Devil’s Blood aprono l’ album di commiato con una delle loro tracce più ostiche di sempre, ovverosia la splendida suite “I Was Promised A Hunt”; oltre ventidue minuti di fughe psichedeliche, asperità settantiane e morbidi tappeti progressivi. Il pathos é ai massimi livelli, Farida ha una vocalità unica, di un’intensità schiacciante ed é abilissima a cambiare registro a seconda degli umori che il brano prevede. Si passa da passaggi ariosi e magniloquenti simil Uriah Heep e si arriva ad un proto doom di matrice Coven. Un concentrato di hard rock psichedelico che merita di entrare di diritto nella storia recente del genere. Dopo tanta opulenza ecco arrivare “The Lullaby Of The Burning Boy”, brano più diretto e meno strutturato dove i Nostri portano alla luce il loro malcelato amore per la psichedelia più dura e rockeggiante. “…If Not A Vessel” é invece una traccia più classicamente hard e probabilmente più banale, sebbene le chitarre di Selim disegnino riff e solos importanti mutuati direttamente dalla scena west coast ed il flavour generato rimanda ad un heavy rock cristallino e solo sporcato da influssi psych. Si ritorna verso canoni più sessantiani con “In The Loving Arm Of Lunacy’s Secret Demons”, stravolto heavy psichedelico e vintage, mentre “Dance Of The Elements” mette in evidenza una certa cupezza di fondo che strumentalmente viene espressa attraverso un lavoro di chitarra piuttosto sporco. Il brano viene poi ingentilito da un delicatissimo gioco di arpeggi, salvo poi riesplodere in un finale molto luciferino che rimanda al progressive più esoterico. Dopo il lungo mantra “White Storm Of Teeth” si giunge alla conclusione con “”Tabula Rasa”, dove i ritmi salgono e si torna in territori più affini al rock duro, naturalmente contaminati con prog e psichedelia. Non é facile l’ascolto di questa ultima opera della band, costantemente a cavallo tra strutture lineari e sixties e passaggi quasi mai easy listening; al termine del lavoro rimane però un senso di appagamento che ci consente di poter dire che ancora una volta i The Devil’s Blood hanno fatto centro. Chissà cosa riserverà il futuro per due musicisti di talento quali Farida e Selim?

TRACKLIST

  1. I Was Promised A Hunt
  2. The Lullaby Of The Burning Boy
  3. ...If Not A Vessel?
  4. In The Loving Arms Of Lunacy's Secret Demons
  5. Dance Of The Elements
  6. White Storm Of Teeth
  7. Tabula Rasa
2 commenti
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