THE DIABOLIC OBSESSION – Tier Drama

Pubblicato il 12/05/2026 da
voto
8.0

Per chiunque bazzichi la scena estrema italiana dai primi anni Novanta o giù di lì, il moniker The Diabolic Obsession fa sicuramente risuonare un campanello nei recessi della mente: dietro questo nuovo, inquietante progetto (strutturato sotto forma di one-man band) si cela infatti l’omonimo, storico bassista dei Mortuary Drape del periodo che va da “Into The Drape” a “Secret Sudaria”.
A scanso di equivoci, va subito detto che, se pensate di trovare in questo primo EP dei The Diabolic Obsession una qualche sorta di recupero nostalgico delle sonorità della leggendaria occult black metal band alessandrina dei bei tempi che furono, potreste restare parzialmente delusi: sebbene, infatti, questo “Tier Drama” condivida molte delle fascinazioni e delle pulsioni che animavano quel sound così evocativo e peculiare – a partire dall’evidente attrazione per l’esoterismo, la necromanzia, il magismo, il macabro e l’orrorifico, e sebbene vi sia un’evidente condivisione anche per quanto riguarda i punti di contatto con le variegate entità musicali che da queste tematiche hanno tratto forza e ispirazione – lo stile messo in mostra dal Nostro in questo debutto discografico si discosta in modo piuttosto marcato da quello della band fondata da Wildness Pervesion e dal compianto Without Name nel lontano 1986.

Laddove, infatti, nei Mortuary Drape emergeva (ed emerge) in modo preponderante, per quanto riguarda l’aspetto prettamente ‘metallico’ del sound, l’amore per le sonorità proto-black metal dei vari Hellhammer, Venom, Bathory e compagnia maciullante, nei The Diabolic Obsession (pur senza rinnegare del tutto le suddette influenze) è l’amore per l’horror metal più classico a prendere il sopravvento, con evidenti richiami al lavoro di gente come primi Death SS, Mercyful Fate e King Diamod solista.
A questo legame, veppiù rinsaldato dalla presenza del leggendario Andy LaRoque in veste di ospite alla chitarra solista nel brano “The Red House”, vanno aggiunte abbondanti dosi di dark sound tipicamente italiano (dai Devil Doll agli Jacula, passando per Goblin e Paul Chain) e di dark wave anni ’80 (Bauhaus e Sisters Of Mercy su tutti), con un che di post-punk a tinte horror/apocalittiche (un po’ alla Grave Pleasures e Beastmilk) a completare il quadro.
Il risultato è un sound tanto variegato quanto coeso, sia dal punto di vista prettamente musicale sia da quello umorale ed atmosferico, ottimamente scandito dal classico bassismo rotondo ed estremamente ‘presente’ del buon Diabolic Obsession, riconoscibilissimo anche dopo trent’anni di distanza dalla scena.

Ad aprire le danze di questo EP di quattro brani ci pensa la succitata “The Red House”, dove si viene subito investiti dalle vibrazioni fieramente occult/horror della proposta del Nostro. Il sentore di riti indicibili perpetrati in magioni abbandonate, circondati da oscure quanto tangibili presenze, colpisce subito l’immaginario dell’ascoltatore, accompagnato da un tessuto musicale solido, vibrante e denso, ma anche estremamente dinamico e accattivante: per avere un riferimento, si pensi ai Ponte Del Diavolo meno ‘black’ e li si unisca ai Death SS dei primi tre album ufficiali, aggiungendo al tutto lo scream piuttosto intelligibile di Diabolic Obsession, a conti fatti il punto di contatto più evidente fra questo progetto e il metal estremo.
L’oculato e mai invasivo uso dei synth dona al tutto la giusta profondità atmosferica, rendendo il risultato ancora più tenebroso e al contempo affascinante, con l’ottimo assolo del succitato Andy LaRoque (pregno di sentori deliziosamente malinconici) a fare da ideale ciliegina sulla torta per questa opener a dir poco accattivante.

La successiva “Adeline” suona più dura, pesante e ossessiva, guidata da un groove di basso roboante e ‘grasso’ (questo si, vicino ai Mortuary Drape che furono), mentre la cupa e martellante “Mother Rasputin” (graziata da un riff che ricorda, come dicevamo, il Re Diamante solista), pur senza arretrare di un passo in quanto a intensità espressiva e stilistica, ci permette di ammirare la veste più puramente horror metal dei The Diabolic Obsession.
I Nostri si dimostrano molto abili nel dare alla loro musica connotati piuttosto catchy (soprattutto per quanto rigarda la costruzione delle melodie e delle linee vocali), nonostante la natura piuttosto elaborata di alcune strutture, mentre la costante e diremmo quasi ‘animalesca’ foga esecutiva permette alle composizioni di fluire con grande impeto, mantenendo costantemente alti i gradienti di tensione e immesione sensoriale (risultato cui contribuisce anche la cura riservata alla stesura dei testi, ispirati in larga parte a leggende, personaggi storici o fatti realmente accaduti).

A chiudere questo convincente “Tier Drama”, ecco giungere la mortifera “Testament In Decay”, pregna di vibrazioni dark, cimiteriali e ritualistiche, degno sigillo su un’opera prima avvincente, curatissima e ricca di spunti di interesse, che ci auguriamo essere il preambolo a lavori di più ampio respiro, che sappiano ribadire ed ampliare quanto di buono messo in mostra in questa occasione.
La scena occult metal italiana potrebbe essersi appena arricchita di un nuovo nome dal peso specifico notevole. Se queste sonorità sono il vostro pane quotidiano, non lasciateveli sfuggire.

TRACKLIST

  1. The Red House
  2. Adeline
  3. Mother Rasputin
  4. Testament In Decay
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