THE EXPLODING EYES ORCHESTRA – II

Pubblicato il 07/11/2018 da
voto
8.0

Messo a segno l’ottimo esordio omonimo nel 2012, i Jess And The Ancient Ones erano entrati in una pericola stasi. Incapaci di compiere ulteriori passi, erano rimasti incerti sul da farsi e, in sostanza, inattivi. In quel fosco periodo, il chitarrista Thomas Corpse ha dato sfogo ad alcune idee imparentate con quelle della band-madre, pur costituendo una figliazione più mansueta, astratta e dilatata di quella folle, scatenata, trascinante di Jess And The Ancient Ones. Il dato singolare è che a questo suo progetto ha aggregato l’intera line-up dell’altra sua band. Al termine di una lunga sessione di registrazioni, il collettivo se n’è uscito con materiale sufficiente per due dischi, sotto il nome di The Exploding Eyes Orchestra; nel 2015 è uscito “I”, contenente la prima parte di quelle canzoni, oggi bissato dal secondo capitolo, quello conclusivo, dal titolo altrettanto semplice di “II”. Il fatto che, a meno di ripensamenti, l’avventura The Exploding Eyes Orchestra sia già materia per i posteri, non significa che i contenuti di questo secondo album siano da trascurare.
Cronologicamente, i setti episodi presentati arrivano prima della spettacolare evoluzione di “The Second Psychedelic Coming: The Aquarius Tapes”, dalla cui uscita i Jess And The Ancient Ones non si sono più fermati, approdando poi all’altrettanto brillante “The Horse And Other Weird Tales” e rendendosi nel mezzo protagonisti di un’attività live abbastanza assidua. In “II” si rinvengono i tratti sperimentali, la voglia di contaminazione, lo spirito di ricerca quasi speleologico verso il rock del passato, emersi di recente nell’operato di Jess e compagni, ma li osserviamo sotto una lente che ne distorce lievemente il significato. “Those Of Us Left” emana una forte attrazione per il materiale più calmo del gruppo d’origine, però la patina che ricopre la canzone è quella di una musica fuori dal tempo, eterea e mesmerizzante, volta a gettare incantesimi su chi la ascolti. Il sax interviene a sottolineatura di sintetizzatori dai suoni toccanti e in espansione verso mondi di serafica inconsistenza, le chitarre appaiono annullate nella distorsione e la sezione ritmica plana in una narcolettica placidità, accompagnamento ideale per la voce matura e seriosa di Jess. Smessi i panni della pazza anfetaminica, la giovane singer nordica non perde nulla della sua autorevolezza, offrendo una versione di sé relativamente inedita.
Il rock psichedelico rimane un punto centrale nella narrazione dei The Exploding Eyes Orchestra, che a partire da “Belladonna” alzano i giri del motore, rinunciando comunque all’imprevedibilità fulminante dell’altra loro incarnazione. Però i suoni e le interazioni fra gli strumenti sono lì a ricordare la comune radice di partenza. La minor mutevolezza ritmica mette in primissimo piano linee di tastiera piene di inventiva, mai ripetitive, nonostante discendano da un retaggio vintage che dovrebbe, in teoria, togliere l’effetto sorpresa. Intatta rimane la capacità di questi musicisti di scrivere canzoni di rara bellezza, curate in ogni minuscolo dettaglio degli arrangiamenti, ricche di spunti che si svelano in alcuni casi solo col tempo, pur inalando magia pura già al primo impatto. E anche quando la sperimentazione porta a un inconsueto destreggiarsi fra stilemi dark-folk in finlandese (“Harmain”), non si perde il filo del discorso, regalando una composizione di innegabile fascino. Se il piano anni ’50 è il perno dello scatenato rock’n’roll di “The Things You Do”, la traccia più vicina agli ardori di Jess And The Ancient Ones, il trittico finale riprende e allarga gli stilemi di apertura.
Piano ed archi fanno veleggiare “The Birch And The Sparrow” in un oceano di onirica tranquillità, una nenia dai colori tenui, che si nutre senza remore della grazia della cantante e sfocia in un finale quasi da ballare, malinconicamente, sospinti dal saltellio di un piano da saloon. Tratteggiano compiutamente il suono dell’abbandono, i The Exploding Eyes Orchestra, prima passando dal rock sporco, lievemente intorbidito di blues, di “Go Go Johnny Go” – notevole il retrogusto ‘desertico’ – infine confezionando una suite incorporea tracimante solennità come “Love Eternal”. Lo stile si fa severo, notturno, le note di pianoforte tremolano fra soffuse pomposità orchestrali e synth pervasivi, mentre Jess declama al rallentatore. Un fluire di note d’ammaliante finezza, punto esclamativo di un album pienamente all’altezza della discografia di Jess And The Ancient Ones.

TRACKLIST

  1. Those of Us Left
  2. Belladonna
  3. Harmain
  4. The Things You Do
  5. The Birch and The Sparrow
  6. Go Go Johnny Go
  7. Love Eterna
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.