THE FALL OF EVERY SEASON – Amends

Pubblicato il 18/02/2013 da
voto
7.5

Primo album per la sempre più affidabile Grau Records per la one man band norvegese The Fall Of Every Season. Nato nel 2004 e sin qui noto soprattutto per il buon debutto “From Below” di ormai sei anni fa, il progetto del polistrumentista e cantante Marius Strand ci regala un nuovo album particolarmente arioso e coinvolgente. Trame chitarristiche e corali di grande apertura, memori della lezione di maestri come Anathema, Novembre e Opeth e di realtà contemporanee più di nicchia come Rapture e Autumnblaze. “Amends” parte veramente alla grande con “Sole Passenger”, che, tra profonde suggestioni atmosferiche e roboanti sferzate elettriche rappresenta un perfetto biglietto da visita per il lavoro del Nostro. Nel suo percorso artistico, Strand si è sempre preso del tempo per confezionare le proprie opere e l’esperienza accumulata durante questi anni si sente tutta nei solchi di un lavoro che si fa apprezzare per la capacità di rendere fertili i semi ispirativi in essa contenuti. Strutture mai banali e melodie altamente espressive rendono questo disco apprezzabile per un pubblico potenzialmente molto vasto. “The Mammoth” è un episodio un pochino più ritmato che a tratti ricorda le meraviglie degli Opeth di “Still Life”, ma è la bellezza liquida e suadente di “Aurelia” a sottolineare pienamente il gioco dei contrasti musicali e vocali che arricchiscono l’intero impianto sonoro dei The Fall Of Every Season: il progetto non ha grandi pretese di innovazione, ma sciorina quasi costantemente una cura per i dettagli e una passionalità che sanno ora compiacere, ora dare realmente i brividi. Non viviamo in un periodo in cui vi è penuria di album di doom-death metal – basti pensare alla scuderia della Solitude Productions o a quella della stessa Grau – tuttavia non capita tanto spesso di imbattersi in opere così leggiadre e ben eseguite. Rispetto a “From Below”, Strand ha smussato vari angoli, ha reso la propria proposta più scorrevole ed emozionale e, al tempo stesso, è migliorato ulteriormente come cantante: il suo pulito è sempre malinconico, ma ora assolutamente aggraziato, mentre il growling è inclemente come nella migliore tradizione death metal. Di certo, chiunque straveda per almeno una delle influenze citate in apertura troverà in “Amends” qualcosa di proprio gradimento, sia essa un passaggio acustico, un’aria nostalgica o l’alternanza tra registri vocali. Derivativa? Senz’altro, ma ben vengano comunque simili proposte… magari tutto il “sotterraneo” scorresse su tali livelli! In questo campo, Strand è una delle migliori menti degli ultimi anni, un talento da scoprire e da godersi in tutti i modi.

TRACKLIST

  1. Sole Passenger
  2. The Mammoth
  3. A Portrayal
  4. Aurelia
  5. Come Waves
1 commento
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