6.5
- Band: THE FALLEN DIVINE
- Durata: 00:47:57
- Disponibile dal: 28/11/2011
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Debutto discografico per questa giovane formazione norvegese, che continua sulla strada dell’autoproduzione dopo aver partorito lo scorso anno l’EP “The Eternal Past and Future”. I The Fallen Divine propongono un metal progressivo di stampo estremo che non disdegna divagazioni in territori più classici, ben rappresentati dall’ampio spazio dedicato alla melodia. Spiazzante e lungi dal poter essere considerata la classica apripista la lunga “Dissension”, traccia mutevole che racchiude nei suoi sette e passa minuti i tratti somatici del suono della formazione: riff intricati, numerosi cambi di tempo ed ampio spazio dedicato alla melodia, valorizzata da divagazioni acustiche e dal tappeto di tastiere imbastito dal cantante Magnus Kvist. Dotato di buona personalità il riffing del duo Charras/Haugo, convincente sia nelle parti più veloci che nei fraseggi più lenti e carichi di atmosfera: non sempre all’altezza della situazione invece il growl di Magnus Kvist, dotato di buona profondità ma perennemente ancorato sulla medesima tonalità per la totalità del lavoro.La lunghezza delle tracce, ampiamente sopra i cinque minuti di durata media, rende ostica l’assimilazione del lavoro soprattutto durante le fasi iniziali: dedicando tempo e soprattutto attenzione all’ascolto di “The Binding Cycle” emergono spunti senza dubbio interessanti, melodie e riff che testimoniano la perizia tecnica del combo, ma che purtroppo non riescono sempre a creare composizioni memorabili. La varietà ritmica del lavoro viene purtroppo mortificata da una inadeguata coesione tra le varie parti, spesso spigolose e lontane dalla fluidità che ci si aspetta da un lavoro progressivo. “The Binding Cycle” è quindi un lavoro che convince solo a metà e che finisce inevitabilmente a fare bella compagnia alle tante uscite mediocri del settore. Una bella copertina e la produzione leccata dei Sonic Train Studios di Andy LaRoque sono un buon valore aggiunto, anche se da sole non aiutano a raggiungere vette più lusinghiere. Vista la giovane età media dei componenti, siamo fiduciosi nel considerare “The Binding Cycle” un prodotto acerbo, ma che lascia ben sperare viste le potenzialità espresse dal combo.
