6.0
- Band: THE FAMILI
- Durata: 00:40:50
- Disponibile dal: /06/2006
- Etichetta:
- Nadir Music
- Distributore: Masterpiece
Con “Neonoir” i The Famili, il side-project di Tommy Talamanca e Trevor dei da poco rinati Sadist, giungono al loro secondo capitolo, non riuscendo, anche questa volta, ad entusiasmare appieno. L’omonimo album di debutto, risalente ad appena un anno fa, era parso un lavoro sì sufficiente, ma parecchio lontano dalle alte aspettative di chi si immaginava qualcosa di davvero deviato e disturbante in uscita dalla mente di due individui poco raccomandabili, quali i due suddetti personaggi. Ebbene, “Neonoir” convince maggiormente rispetto a “The Famili” più o meno sotto tutti gli aspetti – e fin qui ci siamo – ma ancora permane quel senso di incompiutezza, di “mancata occasione”, che già attanagliava il primo episodio della Famiglia. I brani qui contenuti hanno acquistato qualche briciolo in più di inquietudine e devianza – si ascoltino le buone “Murderous Monkey”, “Deadly Dark” e “Between The Trees” – ma rimangono ancorati ad un songwriting tutto sommato poco originale, composto da abusati riff groovy e neo-thrash, una sezione ritmica precisa ma tremendamente fredda e fin troppo robotica, parti di tastiera che, pur essendo, assieme agli assoli di chitarra, i momenti più interessanti del platter, non riescono ad emergere completamente e a dare un tocco d’atmosfera uniforme e continuo a tutto il lavoro. La performance vocale di Trevor, poi, può annoiare alla morte oppure piacere un sacco: questione di gusti, certo è che un minimo di varietà in più, come ad esempio succede in “The Weeping”, avrebbe giovato eccome! Tra citazioni di Fear Factory, Korn (il chorus di “Baby Killers” va oltre la semplice influenza) e White Zombie, l’immaginario psichicamente instabile e corrotto dei The Famili si ingarbuglia da solo sulla ripetizione di schemi che, alla lunga, lasciano davvero poco all’ascoltatore, nel momento in cui si preme stop e si cerca di tirare le somme. Probabilmente da questa formazione si pretende tanto, per cui la severità nel giudizio viene di conseguenza. Il problema è che non basta mettere il diabolico clown di “It” sulla cover per essere inquietanti. Ci vuole più atmosfera. E qui manca.
