THE FLOWER KINGS – Banks Of Eden

Pubblicato il 03/07/2012 da
voto
7.0
  • Band: THE FLOWER KINGS
  • Durata: 53:45
  • Disponibile dal: 18/06/2012
  • Etichetta: Inside Out
  • Distributore: EMI

I The Flower Kings sembrano non curarsi assolutamente della folta schiera di detrattori che da sempre li accompagna e, col nuovo di zecca “Banks Of Eden”, arrivano al traguardo del dodicesimo album in studio. Probabilmente chi li considera solamente come un’impersonale sintesi del symphonic prog degli anni Settanta, anche questa volta sarà portato a non cambiare idea, dato che gli ingredienti sono bene o male sempre gli stessi (anche se con rilevanti novità come vedremo); chi invece apprezza la band del mastermind Roine Stolt sarà ben lieto di essere testimone del suo ritorno su livelli artistici più che lusinghieri, dopo il preoccupante calo qualitativo rappresentato dalle ultime tre uscite. Anche con il nuovo venuto, la band svedese continua a riproporre un elegantissimo caleidoscopio sonoro di sinfonie orchestrali, guarnito con classe da echi blues e jazz sulla falsariga dei soliti King Crimson, Genesis, Gentle Giant e Yes. Da sempre portatori di un messaggio positivo (a differenza di tante altre band coeve dello stesso genere, più attratte da sonorità darkeggianti) attraverso una musica incentrata su melodie solari, i The Flower Kings questa volta spiazzano non poco i fan, optando per un suono più oscuro. Certo, Stolt non snatura il sound e la lunghissima e fascinosa “Numbers” posta in apertura (oltre venticinque minuti di musica), rispecchia fedelmente la tradizione dei Nostri, così come la seguente canzone “dai mille colori” “For The Love Of Gold”. Con “Pandemonium” e “For Those About To Drown” l’atmosfera si fa invece più grave, i tempi rallentano, il suono vira con decisione verso lidi più moderni e la chitarra diventa più heavy, in modo da sposarsi alla perfezione con l’aria plumbea che si respira. Stolt cambia perfino registro vocale, abbandonando lo stile etereo e gioviale che da sempre lo contraddistingue, in favore di un cantato ipnotico che non lascia presagire a nulla di buono, fino ad arrivare alle esacerbanti invettive contenute nella pur leggera e sfuggente conclusiva “Rising The Imperial”. Probabilmente questo risultato stilistico è la conseguenza naturale di liriche incentrate sulla riflessione personale di Stolt sulla situazione socio-economico e ambientale-culturale odierna, riflessione che non può che portare ad un sound decisamente più fitto e cupo; oppure Stolt potrebbe aver deciso di affrontare certe tematiche appositamente per cambiare leggermente la proposta e lasciarsi alle spalle le accuse di immobilità artistica con cui certa parte di critica da sempre identifica la sua band… Chi può dirlo? Altro aspetto che dovrebbe mettere a tacere i sempiterni insoddisfatti riguarda la durata dell’album, questa volta di poco inferiore all’ora, e quindi lontana dai minutaggi effettivamente troppo “pesanti” di buona parte della discografia passata. Ovviamente Stolt non poteva comporre solo un’oretta scarsa di musica e, per tutti coloro che amano le sue opere interminabili, ha pensato ad un’edizione speciale di due dischi, in cui un supporto ottico è interamente occupato da quattro bonus-track più che discrete: un modo per accontentare fan e detrattori, verrebbe da pensare. “Banks Of Eden” è un lavoro più che soddisfacente, ispirato, ben realizzato e, manco a dirlo, ben suonato; se aggiungiamo il fatto che questa volta la band riesce anche a soprenderci con uno stile meno tradizionale, non possiamo che constatare come l’obiettivo di aver prodotto della buona musica sia stato centrato in pieno.

TRACKLIST

  1. Numbers
  2. For The Love Of Gold
  3. Pandemonium
  4. For Those About To Drown
  5. Rising The Imperial
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