THE FLOWER KINGS – Paradox Hotel

Pubblicato il 12/04/2006 da
voto
5.5
  • Band: THE FLOWER KINGS
  • Durata: 02:16:11
  • Disponibile dal: 12/04/2006
  • Etichetta: Inside Out
  • Distributore: Audioglobe

Puntuale come un orologio svizzero arriva nei negozi la nuova pachidermica fatica dei The Flower Kings. Dopo l’abbandono di Daniel Gildenlöw, il buon Roine Stolt decide di abbandonare ogni influenza esterna e di fare un bel passo indietro nel tempo, proponendo un lavoro di puro progressive rock anni ’70. Formalmente il nuovo “Paradox Hotel” è il solito lavoro professionale, ottimamente suonato, ben composto e curato in ogni dettaglio. Cosa non funziona, allora? Be’, innanzitutto bisogna sottolineare una cosa: nella musica dei The Flower Kings non troverete una nota, che sia una, che sia originale. La band si limita a ripercorrere scolasticamente quanto fatto dalle grandi band del progressive sinfonico inglese. E fin qui, ok, possiamo anche soprassedere. Certo, la scena prog-rock mondiale ha dimostrato da tempo come sia possibilissimo creare una musica intelligente, proiettata in avanti, senza per forza riciclare schermi triti e ritriti, basterebbe pensare agli Isildur’s Bane o agli Echolyn, tanto per fare due nomi; d’altra parte anche una musica nostalgica come quella proposta dalla band di Roine Stolt potrebbe avere un suo perché, soprattutto per chi, come il sottoscritto, adora le sonorità legate a quella scena musicale. Il problema è un altro: i The Flower Kings non solo non hanno personalità, ma affossano le loro doti musicali in composizioni dilatate e mastodontiche, dove i minuti si susseguono inesorabilmente fino alla noia più assoluta. Per favore, qualcuno spieghi a Stolt che non è obbligato a comporre due ore di musica per ogni suo lavoro! Insomma, prendiamo i grandi classici, un “Atom Heart Mother”, un “Foxtrot”, un “Close To The Edge” (nell’ordine Pink Floyd, Genesis e Yes, ma non c’era bisogno di dirlo, vero?): lì ci sono le suite di 20-25 minuti, certo, ma dopo con altri due, tre brani si chiudeva l’LP. Un po’ di senso della misura! Se a questo poi si aggiunge, come dicevamo, un songwriting piatto e derivativo… be’, c’è poco da salvare. Certo, tutto questo potrebbe anche piacervi, chissà. In fondo nei The Flower Kings c’è tutto quello che ci si aspetta da un gruppo fedele alla linea degli anni ’70: sono un Bignami del progressive rock, né più né meno. Abbiamo la solita immancabile suite di oltre venti minuti (“Monsters & Men”), con le sue influenze stile Genesis; qualche bel momento introspettivo giocato sul pianoforte (“Jealousy”, “Bavarian Skies”); una grandissima quantità di brani praticamente rubati al repertorio degli Yes (“Hit Me With A Hit” e “Minor Giant Steps” su tutti); qualche accenno ai King Crimson del periodo Wetton (“Pioneers Of Aviation” e, soprattutto, “The Unorthodox Dancing Lesson”, un semi-plagio di “Red”, di cui riprende il tema portante); e qualche atmosfera cosmica pinkfloydiana. Insomma, tantissimo mestiere, tanta passione, senza dubbio, ma pochi spunti interessanti, tranne forse nel circo psichedelico di “Lucy Had A Dream” e nella bella “Touch My Heaven”. Troppo poco per raggiungere una sufficienza.

TRACKLIST

  1. Check In
  2. Monsters & Men
  3. Jealousy
  4. Hit Me With A Hit
  5. Pioneers Of Aviation
  6. Lucy Had A Dream
  7. Bavarian Skies
  8. Selfconsuming Fire
  9. Mommy Leave The Light On
  10. End On A High Note
  11. Minor Giant Steps
  12. Touch My Heaven
  13. The Unorthodox Dancing Lesson
  14. Man Of The World
  15. Life Will Kill You
  16. The Way The Waters Are Moving
  17. What If God Is Alone
  18. Paradox Hotel
  19. Blue Planet
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