7.0
- Band: THE GHOULSTARS
- Durata: 00:33:37
- Disponibile dal: 15/05/2026
- Etichetta:
- Season Of Mist
Anche se di fatto hanno pubblicato un solo disco degno di nota – “The Valley Of The Murderdolls” del 2002, mentre il trascurabile sequel del 2010 “Women And Children Last” è arrivato fuori tempo massimo – i Murderdolls hanno il non trascurabile merito di aver riportato l’attenzione mainstream per l’horror punk farcito di B-Movie, lanciando contestualmente la carriera solista dell’ex frontman dei Frankenstein Drag Queen From The Planet 13.
Ben venga dunque vedere che dalla Finlandia arriva un nuovo “supergruppo” – termine da prendere con le molle in questo caso, visto che i quattro musicisti vengono da band note perlopiù in ambienti underground di altri filoni, come Kuolemanlaakso, Hooded Menace e Thermate – intento a ripercorrere queste sonorità caciarone, come lasciato presagire dal profetico titolo “The Dark Overlords Of The Universe” (citazione dallo scult degli anni Ottanta “Howard The Duck”) e dall’artwork di copertina.
Musicalmente, oltre ai già citati Murderdolls e Wednesday 13, ci si muove su coordinate semplici ma efficaci tipiche di gruppi come Misfits, White Zombie e Ramones, ovviamente farciti di citazioni a B-movie più o meno leggendari: una proposta horror-punk-metal parecchio distante rispetto alle coordinate death-doom e stoner delle band principali, ma che funziona bene in canzoni a presa immediata come “Too Ghoul For School”, “The Dead In Purgatory” (in cui si sente anche un pizzico dei vecchi Volbeat) o ”The Ballad Of The Cursed Bandits”, tra rimandi ai vecchi Motley Crue e ritornelli ficcanti degni dei migliori Teenage Bottlerocket.
A volte manca il colpo melodico ad effetto (“Zombie Apocalypse”, al netto della citazione del capolavoro di Romero, stenta a decollare) e ci sono casi in cui la parte musicale sembra un contorno alle frasi estrapolate dal film che viceversa (“The Brain That Wouldn’t Die”, citazione dell’omonimo film degli anni Sessanta), ma per il resto il dosaggio si rivela ben amalgamato, grazie anche a qualche frangente più propriamente metal come nella title-track o la spassosa “Graverobbers From Outer Space”, ispirata da “Plan 9 From Outer Space” di Ed Wood e resa ancora più particolare dall’accompagnamento di un güiro (strumento musicale a raschiamento); finale ancora più heavy con “They Dance Upon Our Graves”, in cui fa capolino perfino qualche riff memore dello Swedish death che fu.
A conti fatti, il debutto dei The Ghoulstars risulta un divertissement abbastanza semplice e diretto – gli stessi autori lo hanno definito come un atto d’amore ai loro stessi quindicenni – ma che trasuda passione e una capacità di far battere il piedino anche a chi non è cresciuto nel mito di Zio Tibia (protagonista delle “Notti Horror” italiane verso la fine degli anni Ottanta) o spulciando negli scaffali horror delle videoteche più underground.
