7.5
- Band: THE HIRSCH EFFEKT
- Durata: 01:00:08
- Disponibile dal: 18/08/2017
- Etichetta:
- Long Branch Records
Via, prendete la realtà, gettatela da parte, in un angolo dove la si possa tranquillamente dimenticare. Tuffatevi nello stupefacente mondo dei The Hirsch Effekt e non chiedete nulla, non ponetevi quesiti, non cercate un senso nascosto. Sorta di risposta europea ai The Dillinger Escape Plan, il trio tedesco approda al quarto album, “ESKAPIST”, e lo condisce di un fitto bailamme di input, non rompendo il filo conduttore dell’imprevedibilità e della sperimentazione orecchiabile sdoganato nella trilogia di “Holon”. In Germania i ragazzi di Hannover stanno vivendo una stagione di insperati successi, “ESKAPIST” ha raggiunto la posizione numero ventuno nelle chart teutoniche – proprio la classifica ‘generale’, non quella di settore alternative! – e hanno messo in fila concerti su concerti, anche al di fuori delle aree metropolitane. Situazione difficilmente pronosticabile anche in un paese di larghe vedute come quello di provenienza, perché se la propensione a refrain cantabili strizza l’occhio al pop e l’utilizzo dell’idioma natio è un efficace metodo di conquista, la libertà d’azione e la scivolosità dei pezzi, sguscianti anguillescamente fra i generi, non sono esattamente caratteristiche da band votata al successo di massa. Il mathcore è quasi sempre la leva utilizzata in rampa di lancio, episodi come “LIFNEJ”, “TARDIGRADA” e “ALDEBARAN” scaraventano nel mezzo di un’azione concitata e quasi circense, che disorienta per l’energia immessa e il funambolismo di riff arzigogolati e in brusco mutamento. Indurimenti ‘core’ e groove abbondano, solo che durano lo spazio di un battito di ciglia, la chitarra detta legge alludendo a una melodia per poi subito ripudiarla, sostituendo una fase di alleggerimento con uno scossone grind oppure, all’opposto, troncando una scarica dinamitarda tramite un parziale rasserenamento post-rock, rinvigorito dalle linee vocali malinconiche dell’istrionico singer Nils Wittrock. Come proprio i The Dillinger Escape Plan insegnavano, a giravolte sonore fachiresche debbono obbligatoriamente abbinarsi cambi di registro altrettanto spiazzanti sul fronte canoro, per cui si prendono la scena urla acidissime e growl quando i ritmi dispari prendono per il collo, mentre clean vocals limpide, addirittura sentimentali, allargano il cuore nei momenti più ariosi. Qui esce una particolare attitudine sinfonica, molto raffinata, sentiamo arie di sottofondo che donano un elegante commento al dialogare disteso degli strumenti elettrici. Così, virando del tutto in ambienti alternative rock, scaturisce il levigato shakerare di “NATANS” e “INUKSHUK”. Posati gli arrangiamenti elettronici, in emersione durante alcuni selezionati andamenti crepuscolari e ben incastonati in un’azione esagitata che non rinuncia mai a un pizzico di circolarità e pulizia. L’ambizione ad essere inseriti in qualche modo nel filone progressive moderno è ampiamente giustificata dalla lunga suite “LYSIOS”, oltre quattordici minuti di accostamenti e spintoni fra hardcore, musica classica, prog, alternative e sonorità ‘post’ ad ampissimo spettro, non una novità assoluta ma una rivisitazione personale e sicura di certi canoni sfuggenti oggi molto diffusi tra le giovani leve. I The Hirsch Effekt non hanno ancora sfoderato, probabilmente, il colpo di genio definitivo; resta il fatto che “ESKAPIST”, una volta entrato in circolo, diventa un ascolto contagioso e difficile da dimenticare.
