THE HOWLING VOID – Bleak And Everlasting

Pubblicato il 02/07/2019 da
voto
7.5
  • Band: THE HOWLING VOID
  • Durata: 00:42:57
  • Disponibile dal: 30/04/2019
  • Etichetta: Avantgarde Music
  • Distributore: Audioglobe

Ryan Wilson aveva dichiarato con largo anticipo che il successore di “The Darkness At The Edge Of Dawn” avrebbe operato un brusco salto all’indietro, al funeral doom etereo e uniforme che aveva contraddistinto l’operato di The Howling Void fino a “Nightfall”. Gli ultimi due album si erano invece aperti a uno stile più accessibile, una musica lievemente più dinamica e scorrevole, segnata da una costruzione meno ermetica, melodie accessibili, una forma canzone riconoscibile e stupende clean vocals. Si erano anche intrufolate influenze folk prima assenti, che assieme agli altri elementi di rottura avevano contribuito a creare un quadro sonoro di mirabile malinconia, solo in parte assimilabile a ciò che intendiamo solitamente per funeral doom. “Bleak And Everlasting” rimette al centro del discorso growling vocals strascicate, chitarre ruggenti e infinite, tappeti di tastiere tanto sottili quanto onnipresenti, un’enorme pista di ghiaccio, inscalfibile nella sua apparente fragilità, sulla quale Wilson può muoversi libero e lento, spingendosi in profondità nel suo gorgo di solitudine.
L’immagine in copertina, come da buona abitudine del musicista texano, sintetizza compiutamente l’atmosfera nella quale le quattro tracce del disco si muovono. Un mondo grigiastro, nebbioso, dominato da un severo silenzio e un’assenza di vitalità che solo vagando in immensi spazi naturali, meglio se durante le stagioni autunnali-invernali, possono essere apprezzate. Un catartico immobilismo è il tratto più caratteristico delle composizioni di The Howling Void, le tastiere si spargono come un’inondazione senza fine di una sostanza che distende i nervi e atrofizza la vita; la batteria batte pochi colpi, a intervalli regolari e senza alcun accenno a cambi di ritmo, mentre le chitarre si dispiegano in movimenti lunghi, i cui feedback sfumano in quello successivo, pesanti ma nient’affatto opprimenti. La voce rimane quasi sottomessa dalla forza degli strumenti, rimane sotto traccia, appare e scompare proferendo ben poche frasi. Tastiere e chitarre sfumano i loro contorni, si fondono e diventano una cosa sola. È un mare calmissimo, quello osservabile in canzoni come la titletrack e “All The World Is A Grave”, che ha come unico punto in comune con gli ultimi due album l’attenzione nel far germogliare, sviluppare e fiorire rigogliosamente delicate armonie.
A spezzare lievemente la difficoltà di ascolto sono alcuni motivi riconoscibili, che in apertura iniziano a definirsi e vanno quindi a crescere di forza e luminosità. Nessun ammiccamento o volontà di conquistare facilmente: arie dal sapore onirico, composte, si involano rimanendo sospese appena al di sopra di un flusso strumentale privo di limitazioni. Non si vede un inizio chiaro, non si intuisce una fine netta. È un doom avaro di forti emozioni per chi non sia pienamente dentro questi suoni così raccolti su loro stessi, nonostante “Bleak And Everlasting” esprima melodie stupende, seppure non siano di quelle che possono essere canticchiate al primo ascolto. Ryan Wilson dimostra di non aver ‘perso la mano’ per il funeral lento e catatonico, anzi, l’esperienza con una scrittura più aperta e distesa ha dato uno slancio melodico più incisivo anche al materiale estremo di quest’ultimo disco. Per i seguaci del polistrumentista americano, un’uscita da assaporare e godere appieno.

TRACKLIST

  1. Bleak and Everlasting
  2. The Lonely Road to Nothingness
  3. All the World Is a Grave
  4. The Silence at the End of Time
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