4.5
- Band: THE JUNIOR VARSITY
- Durata: 00:41:05
- Disponibile dal: 15/08/2005
- Etichetta:
- Victory Records
- Distributore: Venus
Altra puntata nel mondo alternative per la Victory, con una proposta molto simile ai colleghi Forecast che li anticipano di poche decine di giorni sugli scaffali dei negozi. Undici tracce di lunghezza radiofonica (sempre attorno ai tre minuti canonici) e davvero poche sorprese all’ascolto, eccezion fatta per il loghino dell’etichetta. Nel caso dei Junior Varsity la radice è il punk rock, e la direzione è il cielo, lo spazio smisurato e coloratissimo rappresentato nell’artwork (eccellente), l’infinito che possiamo evocare nella nostra mente anche all’interno della cornice urbana, ricco di metafore esistenziali e di simbolismi che ricorrono nelle grafiche. Non c’è sfortunatamente la forza evocativa né l’ispirazione per trasportare all’obiettivo l’ascoltatore, intrappolato nella noia di un ascolto sostanzialmente fiacco e debole sotto ogni punto di vista: linee vocali scontate, melodie lente sul confine col soporifero, appena al margine della sufficienza, accompagnamento sonoro insignificante, tutto sembra presagire la prematura comparsa della formazione nella polvere degli scaffali dell’usato. Non un pezzo che emerga dalla lista, non una composizione degna di menzione, semplicemente si resta costantemente ancorati al terreno, mentre il fine palese è quello di elevarsi verso l’infinito. La sensazione di sconforto si tramuta dopo la metà dell’album in noia, scaturita dalla pochezza di composizioni che, attenzione, non sono semplici, poco curate o povere, ma risultano solo tristemente insipide e sconclusionate. Non sono sufficienti arpeggi ariosi, melodie riecheggianti e un booklet mistico per essere trascinanti ed evocativi, il gruppo si dipinge come una punk rock band nel vano tentativo di evoluzione in qualcosa di cui non è all’altezza: di fatto l’atmosfera che rende magiche formazioni come Dredg o 30 Second o Mars (per citarne alcune) è in questo caso totalmente assente. La scolorita quintessenza della mediocrità.
