6.5
- Band: THE LADDER
- Durata: 00:46:11
- Disponibile dal: 21/03/2005
- Etichetta:
- Escape Music
- Distributore: Frontiers
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Un buon AOR di stampo anglo-americano ci viene proposto dai The Ladder, nei quali milita il cantante Steve Overland (FM) ed il chitarrista dei Ten Vinny Burns, non certo due ‘novellini’ del rock melodico. La classe dei compositori e dei musicisti coinvolti è indiscutibile, e trasuda da ogni traccia di questo album, intitolato “Future Miracles”. Le song sono una via di mezzo tra il cantautorale, con song improntate esclusivamente sulla prestazione canora e sulle melodie vocali, ed il rock più melodico, grazie al preziosissimo apporto di Burns, il drummer Pete Jupp ed il bassista Bob Skeat. L’album non contiene veri e propri cali di tono, anche se canzoni come “Baby Blue” e “Dangerous” non si possono certo definire come ‘capolavori’. Di pezzi belli in questo album ce ne sono, eccome: l’opener “Like Lovers Do” è una bomba, con quella sua melodia discendente di chitarra, con quelle melodie vocali memori dei migliori Mr.Big e quel ritornello catchy. Importante è anche il testo di tale song, dove il singer si rivolge alla propria ragazza, chiedendole come mai la passione di un tempo si sia affievolita, e come egli desideri che tutto torni bello come un tempo. Questa tematica è contrapposta alla solarità del pezzo, decisamente uno dei migliori del lotto. Un bell’arpeggio di chitarra acustica ci introduce in “Closer To Your Heart” che, pena un ritornello sempre abbastanza sospeso, perde un po’ nell’impatto. Bellissimo comunque il solo di chitarra, a dimostrare, se ancora ce ne fosse bisogno, come Vinny Burns sia una stella del rock melodico. “Do You Love Me Enough” è la classica ballad elettrica, con un inizio melodico, e che nel suo svolgersi ricorda qualcosa dei vecchi Bon Jovi, principalmente nel cantato, con il quale il singer ci fa sentire tutta la sua bravura interpretativa ed esecutiva. “Dangerous”, come già detto, fatica a decollare, nonostante un bell’intro di chitarra classica ed un drumming davvero grrovy. “Baby Blue” scorre via come acqua fresca, così come “All I Ever Wanted”. “TIme For Changes” è il classico pezzo che ti ritrovi a canticchiare dopo pochi ascolti. Arriviamo a “Say It Like It Is”, dove gli echi degli AC/DC si sentono forte nel riff iniziale, per poi dissolversi nella canzone, tipicamente radiofonica. Poco immediata risulta invece “When Tomorrow Comes” che si serve di una modulazione ardita per attirare l’attenzione dell’ascoltatore, qui messa a dura prova. Concludiamo con “Too Bad”, il pezzo più heavy del platter, cantato bene, con un bel solo bluesy a scandire le strofe. L’energia è molto alta in questa song, e ciò fa passare in secondo piano il fatto che il ritornello non sia catchy quanto la canzone avrebbe richiesto. Buona prova, quindi, per i The Ladder, consigliabile agli amanti dell’AOR, e a coloro che dalla musica vogliono soprattutto melodia ed emozioni.
