THE LION’S DAUGHTER – Existence Is Horror

Pubblicato il 27/01/2016 da
voto
7.0
  • Band: THE LION’S DAUGHTER
  • Durata: 00:39:22
  • Disponibile dal: 08/01/2016
  • Etichetta:
  • Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

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Un ottimo equilibrio di violenza e melodia caratterizza il comeback del trio di St. Louis, con una sempre maggiore prevalenza della componente sludge sulle pur marcate influenze black. Certo, i paragoni immediati non vanno certo ai paladini più rallentati e marci del genere: con i dovuti distinguo, siamo decisamente più in territorio Mastodon, basti sentire “Four Flies”, tra i pezzi più interessanti e ben costruiti dell’album, anche se le mire dei Nostri non sono sicuramente altrettanto mainstream. Fin dall’inizio di “Mass Green Extinctus”, primo brano dopo la breve intro, possiamo notare le partiture quasi progressive della chitarra quale evidente segno distintivo del loro suono, ma è altrettanto rilevante il ricorso ai classici crescendo di basso e batteria di scuola Nola; lo stesso humus di riferimento emerge nell’uso della voce: sguaiata, urlata, quasi sempre dolorosa. “Nothing Lies Ahead” evidenzia ancora di più questa ricerca di un’attitudine senza confini precisi, con una struttura a tratti mathcore, specie nel bridge dove infuria la battaglia tra Erik Ramsier, il cui lavoro alla batteria e soprattutto ai piatti è di altissimo livello, e il riffing serrato. Spazio al feedback, parte una linea vocale infernale, ed ecco aprirsi il sipario su “Dog Shaped Man”, pezzo estremamente godibile, cadenzato e in cui lo spettro del Bayou aleggia sempre più; peccato solamente che ai The Lion’s Daughter manchi un Jimmy Bower o un Mike Williams  – be’, grazie al c***o, direte voi – ma solo nella misura in cui i loro brani sono davvero ben strutturati, coinvolgenti e restano al di qua della soglia di perfezione solo per un pizzico di spiccata personalità in più. Non ci sono infatti brani sottotono, e addirittura, forse, l’ultima traccia è riservata a uno dei pezzi più belli del disco, la quasi title track “The Horror Of Existence”, che ben riassume tutte le ricercatezze sonore espresse nei precedenti trentacinque minuti.  L’atmosfera è oscura senza artifici, l’impatto intenso e decisamente l’ascolto integrale dell’album è garantito, questo soprattutto per la capacità di non affossare nessun pezzo nella ripetitività, fosse anche solo per un fill-in di basso (granitico, abrasivo: una menzione d’onore va sicuramente anche  al lavoro di Scott), o per il coraggio di inserire un brano semistrumentale (“The Fiction In The Dark”), che alimenta la sensazione di trovarsi, complessivamente, di fronte a una moderna revisione di colonna sonora horror in chiave metal estremo. E parliamo dei cult anni ’70, of course: aiutano i titoli, come la succitata “Four Flies” di Argentiana memoria, l’atmosfera in equilibrio tra vaga epicità e marciume, e la già citata efficacia del lavoro vocale di Rick Giordano. Un lavoro complessivamente riuscito e piacevole, che conferma come i tipi di Season Of Mist difficilmente sbaglino completamente mira.

TRACKLIST

  1. Phobetor
  2. Mass Green Extinctus
  3. Nothing Lies Ahead
  4. Dog Shaped Man
  5. Four Flies
  6. Midnight Glass
  7. The Fiction InTthe Dark
  8. A Cursed Black End
  9. They're Already Inside
  10. The Horror Of Existence
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