7.0
- Band: THE LOCUST
- Durata:
- Disponibile dal: 21/10/2003
- Etichetta:
- Epitaph
- Distributore: Spin-go
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Disco da prendere con le molle questo “Plague Soundscapes” degli statunitensi The Locust, band piuttosto nota nell’underground per gli split con Melt Banana e i divini Arab On Radar. Attiratisi le ire dell’intera scena per aver firmato con una sussidiaria della Epitaph, i nostri danno alla luce il primo frutto di tale sodalizio con questo album dalla copertina più che vagamente Kozikiana. Si diceva della difficoltà di recensire un disco come “Plague Soundscapes” ed in effetti bisogna dare atto alla band di aver messo insieme una manciata di brani che difficilmente risultano compatibili con la logica musicale corrente. Nati, almeno artisticamente, da troppi ascolti di Melt Banana e da qualche sbirciatina al songbook di certi Dissecting Table, i Locust sono uno di quei gruppi che, a furia di controtempi, irrazionalità musicata e cerebralità spinta, fanno girare la testa ai recensori con subliminali lusinghe alla presunta lungimiranza di cui molti dell’infame categoria si fanno portatori. Ascolto e riascolto per evitare di giungere alla conclusione che dal momento che il disco non lo capisco, ci sono molte possibilità che sia bello. Ci penso e ci ripenso ed eccoci alla conclusione. Un album discreto, a tratti prolisso anche nei suoi ventuno minuti di durata, a volte troppo poco seguibile, a volte pretestuoso, ma tutto sommato genuino. Genuino quando ricerca l’impatto “fisico” anzichè la sorpresa fine a sè stessa; genuino in quei momenti in cui la linea rossa tra melodia e rumore affiora e affascina. Un disco da sette insomma, per un gruppo che a volte perde il fuoco dei brani, per ritrovarlo in modo inaspettato ed intelligente in altri frangenti. Promossi, ma occhio a chi ve li spaccia per geni incompresi.
