7.0
- Band: THE MAGUS
- Durata: 00:47:12
- Disponibile dal: 20/02/2026
- Etichetta:
- The Circle Music
Avevamo lasciato George Zacharopoulos – in arte, appunto, The Magus – nel 2023 all’esordio, per la verità non propriamente brillante, dell’omonimo progetto.
Nato dalla volontà del baffuto musicista greco (colonna portante, nel passato, di formazioni come Necromantia e Rotting Christ, tra gli altri), il combo vede ancora una volta la collaborazione di Maelstrom e El, entrambi veterani della scena black metal ellenica, attraverso le pieghe più nere e recondite dell’occulto, ulteriormente arricchite di sfumature sulfuree nel nuovo “Daemonosophia”.
Rispetto a “Βυσσοδομώντας” notiamo per fortuna un leggero miglioramento della qualità media della scrittura, qui un po’ più incisiva e mordace, asciugandone le derive troppo pompose e mettendone invece in risalto la parte più ferina: siamo sempre profondamente immersi nel black metal di matrice greca, o comunque mediterranea, come riscontrabile nel caratteristico suono epico di chitarra, nella costruzione bellicosa dei pattern ritmici e nella profonda adesione – ben enfatizzata dal titolo dell’album e dall’evocativa cover, ad opera di Nestor Avalos – a tematiche di indagine mistico-luciferina, particolarmente efficaci in episodi “The Six in Three Is All One”, “Magia Oscura” o “Amelia”, sicuramente più ispirati rispetto ad un passato troppo statico e stantio.
Particolare il caso de “La Llorona Negra”, posta in chiusura, che vede un interessante esperimento nel coniugare alla materia prima più estrema e nera anche tastiere vintage, atmosfere arcane e vocalità femminili (presenti anche nella title-track) in una sorta di invocazione litanica sempre più concitata.
Sicuramente le intenzioni della band non sono certo quelle di rivoluzionare il genere tutto, quanto piuttosto portare avanti – seppur forse, in alcune situazioni, con una patina appannata di stanchezza – quella nera fiamma che, da decadi, arde nel territorio greco (come dimostra anche la cover dei Thou Art Lord, “The Era of Lucifer Rising”).
Nel complesso, però, il lavoro scivola via un po’ troppo facilmente, con pochi momenti davvero incisivi e una certa sensazione di ripetività di fondo, tanto nei riff quanto nell’architettura generale delle canzoni; anche le soluzioni più particolari poc’anzi esaminate partono sì da buone intuizioni, ma non riescono a risollevare del tutto un lavoro che, messo in prospettiva, è sicuramente un miglioramento rispetto al precedente, ma si attesta su livelli buoni, senza però un quid capace di farlo brillare in maniera particolarmente fulgida.
Vogliamo credere in un un progressivo risveglio di ispirazione ed energie in The Magus (musicista e band), e speriamo ovviamente di tornare ad ascoltare presto un lavoro dei nostri davvero ispirato ed evocativo, dato che, visti i trascorsi delle persone coinvolte, ci sono comunque tutti i presupposti perchè ciò accada; per ora ci sentiamo di consigliare l’ascolto solo ai completisti del genere. La fiamma nera del black metal ellenico brucia ancora alta, ma altrove.
