THE MON – Songs Of Abandon

Pubblicato il 11/11/2025 da
voto
7.0
  • Band: THE MON
  • Durata: 00:35:14
  • Disponibile dal: 07/11/2025
  • Etichetta:
  • Supernaturalcat

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Continua ad essere un progetto avvolto di introspezione, intimismo e un modo di intendere la musica assai scarno e minimale, quello di The Mon, l’avventura solista di Urlo, cantante/bassista degli Ufomammut. È ormai dal 2016 che il musicista piemontese si è lanciato in questa avventura, lontana dal rumore e dalla potenza della sua band principale. Il suo percorso finora è stato abbastanza sfaccettato e ondivago, passando dalle tonalità soundtrack-industrial del primo album “Doppelleben” a quelle tra neofolk, drone ed elettronica del secondo e più brillante “The Eye”. Adesso siamo in presenza di qualcosa di più ampio, perché “Songs Of Abandon” è il primo capitolo di un concept, “Embrace The Abandon”, praticamente un’opera in due atti, la prima dedicata appunto all’abbandono, alla perdita, vissuta come condizioni spirituale e fisica; la seconda invece rivolta a esplorare cosa rappresenti il suo contraltare, l’accoglimento e quindi la rinascita dell’individuo. I due dischi – il secondo intitolato “Songs Of Embrace”, per il quale non è ancora stata svelata la data di uscita – toccano sonorità abbastanza differenti, laddove “Songs Of Abandon” si concentra su chitarra acustica e voci, e pochissime altre sottolineature di sottofondo e negli arrangiamenti, mentre “Songs Of Embrace” dovrebbe rispolverare atmosfere più oscure e rituali.

Le nove tracce del lavoro ora in uscita sono nate da una specie di rituale personale di Urlo, scaturito come risposta a un momento di intensa solitudine e portato avanti con ferrea disciplina: scrivere una canzone al giorno, per nove giorni consecutivi, utilizzando soltanto chitarra acustica e voce. Ne esce un ritratto nudo e crudo dell’anima del suo autore, un racconto amaro e sincero delle emozioni provate in quel preciso momento dell’esistenza. Un album che tocca almeno in parte le mutevoli rarefazioni di “The Eye”, segnandone una continuazione secondo registri nettamente più spogli e dimessi. Ed è proprio in questa riduzione ai minimi termini della musica, al suo carattere primigenio e senza tempo, un uomo solo con le sue idee, la sua voce e la sua chitarra, che si hanno pregi e limiti di “Songs Of Abandon”. Da un lato, un’operazione simile ci mette in dialogo diretto con il sentire interiore dell’artista, senza mediazione alcuna. Un dato che dà al disco un’intensità emotiva speciale, con questa voce fragile e delicata a scandire parole tristi, posata su una chitarra flebile, a suo modo dolcemente ossessiva nel ripetere una manciata di note, commento sonoro della solitudine e degli sterminati spazi dell’anima di Urlo. Qualche rada tastiera ispessisce le trame, o più che altro ne amplia leggermente le possibilità espressive, togliendo almeno in parte quell’idea di nudità totale che altrimenti la musica manifesterebbe.

Se confrontiamo queste canzoni con il diretto predecessore “The Eye”, si manifesta la radice comune, l’origine autoriale. In “Songs Of Abandon” è però percepibile l’assenza di tutte quelle influenze che rendevano l’album precedente affascinante, con atmosfere ambigue e in divenire a circondare l’ascoltatore e stimolarne l’ascoltatore da più fronti. Elementi qui assenti, mentre affiora una certa ripetitività nelle idee e una struttura dei pezzi che per forza di cose non prevede grossi cambiamenti da una traccia all’altra. Con così pochi strumenti messi in gioco, le doti evocative dell’autore-Urlo ci sembrano essere più limitate di quelle esplicate con Ufomammut o proprio “The Eye”, vuoi anche per una vocalità sul pulito non così eccelsa e un’esperienza nel raccontarsi in modalità-crooner ancora breve. Non c’è, a nostro parere, la capacità di creare magia con pochi tocchi, come potrebbero fare uno Steve Von Till (Neurosis) o un Patrick Walker (Warning, 40 Watt Sun), per restare su musicisti metal veramente geniali e immaginifici quando c’è da creare in modalità soffuse e poco elettriche.

Nonostante Urlo non possieda ancora quel fatidico ‘tocco’ per illuminare le anime degli ascoltatori attraverso fraseggi di chitarra acustica e voce, “Songs Of Abandon”, dopo qualche perplessità iniziale, riesce a guadagnare terreno e farsi apprezzare. Se l’idea di base è un po’ sempre quella, le piccole divagazioni presenti in alcuni episodi riescono a elevarsi dalla media e dare un pizzico di spinta emotiva e di facilità di ascolto. Pensiamo a “Mayhem”, un poco più increspata vocalmente e piuttosto vivace nelle cadenze, oppure a “Beautiful Star”, dove affiora un pizzico di orecchiabilità e di apertura a un maggior dialogo con l’ascoltatore. Un viaggio interiore affascinante, “Songs Of Abandon”, che per una sua migliore e più compiuta valutazione necessita probabilmente del suo gemello diverso “Songs Of Embrace”, quando avremo il piacere di farne la conoscenza.

 

TRACKLIST

  1. Smiling Dog
  2. Two Stones
  3. The Hidden Ghost
  4. Hourglass
  5. The Moon and the Devil
  6. Mayhem
  7. Little Bird
  8. The Fluorescent Sand
  9. Beautiful Star
  10. Your Eyes
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