THE MONOLITH DEATHCULT – Tetragrammaton

Pubblicato il 21/05/2013 da
voto
8.0
  • Band: THE MONOLITH DEATHCULT
  • Durata: 00:59:38
  • Disponibile dal: 10/05/2013
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

“Can it be a peace between us?”
“A peace? No peace…”.

Giunti al loro quarto full-length album, dopo un silenzio durato ben cinque anni – spezzato solo dalla ri-pubblicazione ringiovanita e rivista del secondo lavoro “The White Crematorium” – gli olandesi The Monolith Deathcult arrivano infine alla quadratura del cerchio e, grazie anche alla giusta visualizzazione fornita dall’ottima promozione Season Of Mist, che sfrutta a pieno regime l’innato sense of humor della band ed il suo notevole appeal cinematografico, diciamo pure che tentano lo sfondamento commerciale su tutti i fronti. Chiaro, trattandosi di un’uscita death metal, il termine ‘commerciale’ è da prendere con le pinze, ma non vediamo davvero nulla che possa impedire ai cinque oranje di farcela, soprattutto all’alba del successo mondiale dei Behemoth, ad esempio. Già con il precedente “Trivmvirate”, Robin Kok e compagni si erano presentati più agguerriti che mai, sciorinando il loro death metal brutale e derivativo contaminandolo con dosi abbondanti di elettronica e pulsioni industrial. Cosa dire, allora, del nuovo “Tetragrammaton”? Ma semplicemente che, dopo un lustro, i The Monolith Deathcult hanno lucidato a fondo tutto il loro armamentario e se ne escono fuori con un lavoro monumentale, che presenta sette cannonate micidiali e apocalittiche e con realmente pochissime sbavature. Come precisato sopra, la formazione di Kampen non inventa quasi niente, ma rielabora in modo sapiente e certamente assassino le varie lezioni intraprese, nel corso degli anni, da gruppi quali Nile, i già citati Behemoth, Morbid Angel, Cannibal Corpse, Immolation e Samael, senza dimenticare poi gli Asphyx/Hail Of Bullets della famigerata scena death del loro Paese. E poi, dunque, per variare un po’ il teorema, ecco l’aggiunta di clamorose divagazioni electro, techno, sinfoniche e quell’approccio cinematografico alla costruzione di un disco che dona a tutto “Tetragrammaton” un’aura d’enfasi decadente e finale, da Giorno del Giudizio. Aspettatevi dunque un lavoro prevalentemente brutale e marziale, con riff tetragoni e ritmiche quadrate da farvi staccare il collo di netto, alternati ad accelerazioni improvvise in blastbeat estremi; tutta la sezione effettistica, a cura dell’ottimo Carsten Altena, e le variazioni vocali che attraversano un allargatissimo spettro di timbri – cori, gang vocals, scream, growl, recitati, invocazioni e quant’altro – sono i particolari che rendono devastante il ritorno in pista dei TMDC, ancora una volta impegnati, a livello lirico, nel rievocare misfatti del passato, declamare imprese guerresche oppure condannare/esaltare credo religiosi. Non c’è un singolo brano da scartare, all’interno di “Tetragrammaton”: sette perle, di lunghezza notevole, per un’ora di musica; eppure nulla, niente, neanche una nota è fuori posto o superflua e mai ci si stanca di fronte alle apoteosi di pezzi quali “Qasr Al-Nihaya”, “Todesnacht Von Stammheim” e “Drugs, Thugs & Machetes”. Per non parlare della mega-suite iniziale “Gods Among Insects”, oppure della bipolare “Aslimu!!!” (vi risparmiamo l’immane sottotitolo…), caterpillar per la prima metà e poi onirica e arabo-psichedelica nella sua lunga conclusione. Eppure non possiamo non mettervi all’erta dall’episodio più notevole e incisivo di tutta la tracklist, la disturbante e massacrante “Human Wave Attack”, un assoluto assedio sonoro. Album di una potenza abominevole, quindi, proiettato direttamente nella Top Ten Death Metal dell’anno. Non vi resta che ascoltare e morire.

“What is it you want us to do?”
“Die…”.

TRACKLIST

  1. Gods Among Insects
  2. Human Wave Attack
  3. Drugs, Thugs & Machetes
  4. Todesnacht Von Stammheim
  5. S.A.D.M.
  6. Qasr Al-Nihaya
  7. Aslimu!!! – All Slain Those Who Bring Down Our Highly Respected Symbols To The Lower Status Of The Barren Earth
1 commento
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