THE MONOLITH DEATHCULT – V3 – Vernedering

Pubblicato il 15/05/2021 da
voto
7.5
  • Band: THE MONOLITH DEATHCULT
  • Durata: 00:54:16
  • Disponibile dal: 14/05/2021
  • Etichetta:
  • Human Detonator Records

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Giunge a conclusione la strampalata trilogia fantascientifica dei The Monolith Deathcult, con il terzo capitolo “V3 – Vernedering”. Un album nettamente più lungo e articolato di “V2 – Vergelding”, che fungeva da raccordo tra la prima parte rappresentata dallo spumeggiante “V1- Versus” e questo disco. Non si snatura l’essenza del trio orange, sempre alle prese con brani dal taglio orgiastico, eccessivi, volutamente caotici. Uno stile codificato e iconico, tutt’uno con il concept e l’idea dissacrante e iconoclasta del metal estremo consolidata nelle ultime tre pubblicazioni. In “V3 – Vernedering” a spiccare sono arrangiamenti sinfonici di gusto eccentrico, qualcosa che si colloca tra il kolossal e il musical, inserito in un contesto fatto di ritmi elettronici tambureggianti e blastbeat indemoniati. Un death metal moderno e pompatissimo rimane l’architrave del The Monolith Deathcult-sound, capace di darsi una leggera rinfrescata ad ogni uscita, per ripresentarsi con qualcosa di nuovo da offrire agli appassionati.
“Connect the Goddamn Dots” preme subito sull’acceleratore, offrendo una corposa vastità di ritmi, situazioni, accavallamenti, in perfetta congiunzione col clima frastornante e irrequieto venutoci famigliare con gli altri capitoli della saga. L’affastellarsi di voci è un ottimo ingrediente per far capire il grado di assurdità di quanto il gruppo sta narrando, soffermandosi volentieri su groove martellanti e quindi alzando i giri a dismisura, per aprirsi infine a una sinfonia magniloquente. In “Gone Sour, Doomed” le tastiere duellano con massicciate chitarristiche che riportano indietro nel tempo, a brutalità offerte nei primi anni di vita della formazione; così, tanto per non farci dimenticare in quale terreno sono piantate le radici. Il suono è però assai rifinito, l’aggressività esonda ma sa ritrarsi per inserirsi in quadro dai colori forti e nient’affatto uniformi. Lo slancio e l’ariosità degli arrangiamenti fa brillare l’inventiva del terzetto, senza eradicarne la forza distruttiva.
Flirtano con andamenti marziali i The Monolith Deathcult, facendo leva sul talento per il percussionismo ammiccante (tipo l’incipit di “Vernedering”), si lanciano nella battaglia con spirito assassino, cercando di frequente sponda in vocalizzi ‘di disturbo’ e incitamenti corali. Si avverte un ché di gladiatorio, di battaglia senza quartiere, mentre la spinta ritmica fomenta e pare spesso portare al collasso. La tracklist è compattissima nel veicolare quest’atmosfera da guerra futurista, i brani hanno il potenziale da singolo extreme metal, con le loro sezioni sparatissime e una foga stralunata nelle voci e negli interventi tastieristici; vi è anche ragionamento e intelligenza, nel sapere quando fermarsi e cambiare aria, ricorrendo a solismi pungenti e ritmiche lievemente più dilatate (il finale avvolgente di “They Drew First Blood”). La chiosa della lunga suite “L’ouverture de Morose” mette infine in evidenza una eleganza e una padronanza nell’evocare ambientazioni ‘alte’ e meno dissolute solo sfiorata a intermittenza nelle tracce precedenti: una chiusura ad effetto molto gradita, degna conclusione di un trittico di dischi di ottimo livello.

TRACKLIST

  1. Infowars
  2. Connect the Goddamn Dots
  3. Gone Sour, Doomed
  4. Vernederin
  5. Blood Libels
  6. The White Silence
  7. They Drew First Blood
  8. L’Ouverture de Morose
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