THE MOOR – Jupiter’s Immigrants

Pubblicato il 06/11/2018 da
voto
8.0
  • Band: THE MOOR
  • Durata: 00:42:38
  • Disponibile dal: 24/09/2018
  • Etichetta:
  • Distributore:

Il mercato musicale è spietato e lo è ancora di più se il paese d’origine è l’Italia. Così per molte band è davvero complicato riuscire a raggiungere una certa fama nonostante la qualità della musica proposta sia meritevole di attenzione. E’ questo il caso anche dei The Moor, band che nasce dalle ceneri dei Bleed In Vain, gruppo che ad inizio del nuovo millennio riuscì a pubblicare un paio di ottimi lavori di scuola melodic death svedese. Il quartetto veneto, che negli anni ha subito una serie di cambiamenti nella line-up, nasce nel 2009 con l’intento di puntare su un sound molto personale e ricercato, ricco di svariate influenze. Il debutto. “Year Of The Hunger”, che vide la luce nel 2012 tramite l’etichetta Lion Music, fù un piacevole esempio di metal melodico dalle tinte progressive e malinconiche. Ma è evidente che l’amore per le sonorità nordiche ed in particolare per la scuola svedese batte ancora troppo forte nel cuore del leader Enrico Longhin, che per questo nuovo disco autoprodotto “Jupiter’s Immigrants”, è andato a schiudere lo scrigno dei ricordi per riscoprire quel sound tanto caro a Dark Tranquillity e Soilwork e creare dei brani dal sound moderno, capaci di unire il suono tipico del death metal svedese a sonorità progressive e gotiche. La partenza con “Lead The Difference” è subito magia pura; è un’aria malinconica quella che si respira già dalle prime note del brano ed è forte l’impronta progressiva e gotica alla Evergrey. Le melodie la fanno da padrone grazie ad un refrain che si scaglia forte sull’ascoltatore. Se vi capita date un’occhiata anche all’interessante video di questo pezzo. Subito dopo si parte a raffica con la title track; il doppio pedale di Alberto Businari viaggia fortissimo ed il cantato di Enrico passa al growl e incontra il primo grande ospite del disco, ovvero Mikael Stanne dei Dark Tranquillity. Il risultato è un piccolo gioiellino di prog-death metal. La tecnica non è un problema per il quartetto veneto; il nuovo chitarrista Andrea Livieri, che è andato a sostituire lo storico Davide Carraro, dimostra personalità da vendere e anche al microfono sono evidenti i passi da gigante fatti da Enrico Longhin, capace di adattarsi ogni volta al mood del brano dando prova di una certa dinamicità. Naturalmente la produzione ad opera di Fredrik Nördstrom (In Flames, Architects, Powerwolf) aiuta non poco a donare ai brani la giusta potenza e quel sound che ha cucito addosso il marchio ‘made in Sweden’. Sono degli arrangiamenti moderni e progressivi mischiati a linee vocali quasi pop anni Ottanta a rendere speciale “The Profiteer”, pezzo che potrebbe portare alla mente qualcosa dei progster australiani Vojager, anche se i The Moor inseriscono qualche scarica di metal estremo qua e là. Nemmeno il tempo di rilassarsi un attimo e incontriamo un’altra delle hit del disco con “Thousand Miles Away” dove il quartetto veneto cambia ancora faccia mostrando il proprio lato più melodico. I ritmi sono controllati, le atmosfere ancora inquiete e il chorus è immediato e si stampa subito in testa. Si riparte a pestare forte con “Enthroned”, pezzo che tanto deve ai Dark Tranquillity più moderni e progressivi. Un riff stoppato accompagna la strofa prima di lasciare spazio ad un bel ritornello con le clean vocal di Enrico e a qualche accelerazione, per non dimenticare le radici death metal. L’assolo di Andrea apre la strada alla progressiva “Inception” pezzo caratterizzato da linee vocali intense mentre è un riff stoppato a dettare le dinamiche di “Dark Rules”, ultimo pezzo della tracklist, capace di trasmettere un forte impatto dato anche da intriganti aperture melodiche, dove eccelle l’altro super ospite del disco ovvero Niklas Isfeldt (Dream Evil), probabilmente uno dei singer più sottovalutati della scena heavy internazionale attuale. Un disco degno dei migliori act nordici ma che arriva direttamente da qualche paesino sperduto nelle pianure venete; “Jupiter’s Immigrants” è un lavoro di classe capace di risultare complesso al punto giusto senza mai diventare stucchevole.

TRACKLIST

  1. Lead the Difference
  2. Jupiter's Immigrants
  3. The Profiteer
  4. Thousand Miles Away
  5. Enthroned
  6. Inception
  7. Odin Vs Jesus
  8. The Alarmist
  9. Dark Ruler
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