7.0
- Band: THE MUGSHOTS
- Durata: 00:37:45
- Disponibile dal: 17/04/2026
- Etichetta:
- My Kingdom Music
Con una carriera che ha raggiunto ormai i venticinque anni, The Mugshots, di fatto ormai un progetto solista di Mickey E. Vil, possono permettersi di non rincorrere i tempi regolari della discografia, ma di presentarsi al proprio pubblico solo quando hanno qualcosa da dire. Sono passati ben dieci anni dall’ultimo full-length della band, “Something Weird”, e i tempi sono finalmente maturi per un nuovo capitolo che, a partire dal titolo, sembra voler procedere in continuità con quel mondo fatto di stranezze e bizzarrie sonore, difficili da catalogare nel loro insieme, eppure coerenti nel quadro generale.
“Gloomy, Eerie And Weird”, cupo, inquietante e strano: basterebbero già queste parole per dare inizio a una descrizione più che accurata della musica dei The Mugshots, che al suo interno prova a trovare una sintesi tra metal, horror rock, post punk e new wave, con sonorità che trovano il loro perno non tanto nelle chitarre, come da consuetudine sulle nostre pagine, ma nei sintetizzatori, che strizzano l’occhio ora agli anni Ottanta, ora a certi B-movie di fantascienza degli anni Cinquanta e Sessanta.
Ancora una volta Mickey E. Vil sceglie l’eclettismo come cifra stilistica, raccogliendo una manciata di canzoni molto diverse tra loro. Abbiamo così brani più tesi e minacciosi, come “The Nameless”, a cui si affiancano episodi più melodici, come “Nuclear Memento”, guidata da un ottimo lavoro ai synth di Angela Busato e da un incedere sostenuto e stranamente arioso, considerando il tema serissimo trattato.
Dopodiché, abbiamo un brano come “Flow, My Tears”, malinconica e liquida, con la bella voce di Gaye Advert a guidare tutta la prima sezione, mentre sul finale la trama musicale si inspessisce, lasciando spazio a un bell’assolo di chitarra. E ancora “Acid Mantra”, un altro brano che si spiega anche solo leggendo il titolo, con il suo basso ipnotico e quell’andamento lisergico che ben si sposa con la reiterazione del mantra. Fino ad arrivare a “It’s My Time”, canzone che vede la partecipazione di Enrico Ruggeri e dei Decibel, recuperando quello spirito punk e new wave che ha segnato una stagione della musica italiana. Infine, una menzione particolare per “Inter Ludus”, una canzone che di per sé forse non sarà tra i picchi di massimo splendore dell’album, ma che acquisisce un senso più profondo, trattandosi dell’ultima registrazione di Mario “The Black” Di Donato, scomparso alla fine del 2024.
Tutto funziona alla perfezione? No, questo non possiamo dirlo. In alcuni passaggi la scrittura di Mickey ci sembra insista un po’ troppo sulle ripetizioni ossessive (vedi ad esempio “Have You Seen It Before?” o la già citata canzone con i Decibel), e anche la sua prova vocale è ben lontana dall’essere ineccepibile. Certo, parliamo di uno stile che non cerca la perfezione formale, dando invece maggiore peso all’urgenza espressiva e alla capacità di sorprendere con soluzioni inconsuete; tuttavia, in diverse canzoni questo aspetto finisce per incidere un po’ sulla qualità generale.
Al di là di qualche aspetto che ci ha convinto meno, comunque, “Gloomy, Eerie And Weird” resta un lavoro intrigante, creato da chi non si accontenta semplicemente di aderire ai canoni, ma ama percorrere sentieri meno battuti, in cui è anche più facile incorrere in qualche piccolo inciampo.
