THE MUTE GODS – Atheists & Believers

Pubblicato il 11/04/2019 da
voto
7.0
  • Band: THE MUTE GODS
  • Durata: 57:50
  • Disponibile dal: 22/03/2019
  • Etichetta: Inside Out
  • Distributore: Sony

“Here we go. Searching for life”. Inizia così il nuovo album di Nick Beggs e dei suoi Mute Gods: ancora una volta con Roger King (Steve Hackett) e Marco Minnemann (The Aristocrats, The Sea Within). Tra gli ospiti presenti su questo terzo album figurano Alex Lifeson (Rush) Craig Blundell (Steven Wilson), il polistrumentista Rob Townsend (Steve Hackett) e la figlia dello stesso bassista, Lula Beggs. Un grande impasto progressive rock che si integra in quello che è il successore di “Tardigrades Will Inherit The Earth“. Il platinato polistrumentista inglese non sembra aver cambiato molto da quanto precedentemente offerto, musica e musicisti compresi.
A differenza del precedente, se proprio volessimo tirare le somme, il sentore di “Atheist & Believers” è piacevolmente orientato ad un neo-prog inglese che non fa più i conti con il dover mostrare novità, sperimentazione o traguardi di un certo tipo, ma vuole presentare una manciata di canzoni più radio-friendly (solo una arriva a 8 minuti, infatti), dove i ritornelli sono ben riconoscibili e non ci si getta in nessuna odissea strutturale. “One Day” riscopre addirittura qualche tonalità vocale Oasis, oltre a presentare il rushiano Alex Lifeson nei crediti, e brani come “Knuckelhead” riportano allegramente in quei territori britannici che ricolmano il panorama progressive di oggi. Il terzo album dei Mute Gods scorre via piacevolmente, senza grandi scossoni e colpi di coda, ma nel fare questo si offre in tutta la sua semplicità e sincerità,  naturalmente supportata dalle prove tecniche eccelse dei musicisti in gioco (come nella più funambolica ed estrosa “Sonic Boom”). La parte più sognatrice di “Do Nothing Till You Hear From Me” sembra essere stata portata avanti e la famiglia di musicisti che ruota attorno al progetto sembra ormai pienamente integrata nei canoni e probabilmente dà sfoggio al lavoro più riuscito del progetto. O che almeno sembra tirarne le somme in maniera più funzionante. Prosegue infatti, come una vera trilogia, il concept portante sul futuro del pianeta e sulla capacità – o meno – di riuscire a salvarlo. Anche qui, come nel territorio prog di riferimento, non c’è nulla che si ritrovi particolarmente innovativo o significativo ma il risultato finale è decisamente piacevole in tutta la durata del lavoro.
Tra i brani più interessanti rientrano “Envy The Dead”, altalenante melodie intuitive e aperture pop, in un melting pot di chitarre e tastiere particolarmente entusiasmante, e “Old Man”, suadente ballad che riscopre Simon & Garfunkel e i Tears For Fears, oltre che i soliti Genesis, ancora una volta pietra miliare su cui si fonda musica come questa. Perla del disco, però, sembra essere “The House Where We Once Lived”, tenera e calda, avvolgente piacevolmente in una tecnica al servizio dell’ascolto e non del mero suonare difficile. La voce di Beggs assume infatti i connotati più intimi e suadenti, risultando un cantante di tutto rispetto, oltre che compositore. Tra i segreti del progressive di oggi, dopotutto. Continuare a imparare e plasmarsi sui tempi e le mode che corrono.

TRACKLIST

  1. Atheists and Believers
  2. One Day
  3. Knucklehead
  4. Envy the Dead
  5. Sonic Boom
  6. Old Men
  7. The House Where Love Once Lived
  8. Iridium Heart
  9. Twisted World, Godless Universe
  10. I Think Of You
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