THE NIGHT FLIGHT ORCHESTRA – Internal Affairs

Pubblicato il 01/08/2012 da
voto
7.5
  • Band: THE NIGHT FLIGHT ORCHESTRA
  • Durata: 00:62:00
  • Disponibile dal: 18/06/2012
  • Etichetta: Coroner Records
  • Distributore: Masterpiece

Pensando ai nomi coinvolti in questo progetto, non potremmo che pensare ad una nuova, inutile, incestuosa ed iper-publicizzata super band scandinava dedita ad un classico death metal svedese. Trovando un Björn “Speed” Strid (Soilwork, Terror 2000) alla voce, David Andersson (Soilwork) alle chitarre ed una prezzemolino del metal a quattro corde come Sharlee D’Angelo (prendiamo fiato… Mercyfull Fate, King Diamond, Arch Enemy, Spiritual Beggars, Sinergy, Witchery e circa un milione di altre band) avremmo pensato di tutto tranne che… ad un bellissimo disco di rock visceralmente ed analogicamente settantiano. Accingendoci ad entrare nella nostra time-machine, non possiamo certo rischiare di essere guardati con sospetto dagli adolescenti del tempo, con i nostri anacronistici giubbotti di pelle borchiati ed i tatuaggi emo-core; indossiamo i nostri migliori pantaloni a zampa, tagliamoci queste barbe tanto “sludge” e doom metal, lasciandoci solo un bel paio di baffoni correlati da vistose basette e partiamo. Regolate il timer in un periodo tra il 1970 e primissimi anni ’80, ma non sbagliate la destinazione, qui non si parla di fredda e grigia Inghilterra, con i suoi oscuri Black Sabbath e scintillanti Led Zeppelin: qui si parte per un coast to coast dalla Florida alla California! I The Night Flight Orchestra, infatti, ci propongono un solare rock che, come nella più classica incarnazione settantiana, incorpora splendide influenze soul, funky (come nella bellissima title-track) e latina (rappresentata da percussioni appena accennate e mai troppo invadenti). Fortissima anche l’intenzione di non dover dimostrare nulla con la violenza musicale, sconfinando spesso in un pop-folk americano che ricorda non poco lo Springsteen meno impegnato, per poi passare a dei ritmi quasi disco che ci catapultano in quei club americani con luci stroboscopiche, zeppe vertiginose e donne (e uomini) dai capelli cotonatissimi. Björn Strid, ormai forte e consapevole di una voce pulita davvero splendida, con un timbro sicuro ed accogliente, capace anche di estemporanei acuti cristallini e dirompenti, si esprime per tutto il disco su registri medio bassi, cantando con una padronanza della propria ugola davvero rimarchevole. Brevi incursioni in terra d’Albione, quando i Nostri si ricordano delle proprie capacità tecniche (oltre a quelle compositive) e decidono di sfogarle in brevi ed azzeccati break strumentali che ci rimandano direttamente al prog inglese più sperimentale e pionieristico di quegli anni. Una musica calda ed avvolgente quanto il sole della California, dove gustandoci una birra gelata, ci godiamo una jam tra James Taylor Quartet, Kansas, Journey, The Mamas & The Papas e Jefferson Airplaine. Se siete dei cattivissimi e pittati blackster, forse non saranno queste le atmosfere che preferite, ma in questa calda estate, questo disco ci fa sentire davvero in vacanza. Da ascoltare in auto (preferibilmente decappottabile) con i vostri più colorati, folli e divertenti amici…rigorosamente con camicie a fiori ed occhiali da sole.

TRACKLIST

  1. Siberian Queen
  2. California Morning
  3. Glowing City Madness
  4. West Ruth Ave
  5. Transatlantic Blues
  6. Miami 5:02
  7. Internal Affairs
  8. 1998
  9. Stella Ain’t No Dove
  10. Montreal Midnight Supply
  11. Green Hills Of Glumslöv
  12. American High
2 commenti
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