THE OCEAN – Phanerozoic II: Mesozoic | Cenozoic

Pubblicato il 29/09/2020 da
voto
8.0
  • Band: THE OCEAN
  • Durata: 00:50:59
  • Disponibile dal: 25/09/2020
  • Etichetta: Metal Blade Records
  • Distributore: Audioglobe

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I The Ocean dovrebbero essere un’istituzione nel caotico mondo dell’heavy metal. Ma invece non lo sono. Ne siamo fermamente convinti, in quanto lungo la loro carriera hanno incarnato alla perfezione l’archetipo della band dotata sotto tutti i punti di vista: songwriting, capacità evolutive, attitudine alla performance live e al vagabondaggio mondiale per suonare in ogni dove, testi e riflessioni sempre originali ed interessanti, versatilità compositiva, coraggio nello sperimentare e nel passare da pacati pachidermi a ferocissimi felini. Eppure, nonostante tali qualità, la band capitanata dal chitarrista Robin Staps è stata capace di diventare sì un’istituzione, ma dell’underground metallico e basta, senza mai sfondare per ambire a qualcosa di più elevato e, forse per loro, meno adatto. Per alcuni sarà certamente stato meglio così, altri potrebbero pensare che la formazione berlinese avrebbe effettivamente meritato molta più considerazione di quanta ne ha ottenuta; infine ad altri ancora fregherà poco o nulla, non conoscendo la formazione.
Questo atipico preambolo di recensione per rimarcare quanto la nostra stima nei confronti del collettivo teutonico sia molto elevata, cementata ulteriormente dai numerosi ascolti svolti per giungere alla scrittura di questo articolo, che va letto per forza come un tutt’uno assieme alla disamina del precedente “Phanerozoic I: Palaezoic”, la parte iniziale del nuovo concept dei Nostri, che a sua volta prendeva il via dal capolavoro assoluto targato The Ocean, il vecchio “Precambrian” del 2007. Quindi in questa sede si sta discutendo, complessivamente, di un’opera omnia concettuale durata tredici anni, tre album (più “Hadean/Archean”, lo ricordiamo, il mini-prologo di “Precambrian”), diversi musicisti coinvolti, artwork e lyrics connessi, ed un’esplorazione musicale e filosofica che ha portato i ragazzi, e i loro ascoltatori, dal vuoto ancestrale dello sconosciuto eone Adeano all’Olocene, l’epoca geologica in cui tuttora viviamo e moriamo.
“Phanerozoic II: Mesozoic | Cenozoic” è il tassello finale del percorso vitale del nostro pianeta, che consacra, se per caso ce ne fosse ancora bisogno, Robin Staps tra i compositori più geniali ed ispirati del nuovo millennio. Certo, senza l’avvento di Loic Rossetti al microfono e la recente entrata in formazione del fenomenale Paul Seidel alla batteria e di Peter Voigtmann a tastiere e sintetizzatori, forse non saremmo qui ad incensare nuovamente di lodi il gruppo, che dopo il magnifico “Pelagial” ha saputo ancora una volta riplasmare il proprio suono senza snaturarsi o modificare troppo le proprie coordinate stilistiche. Diciamo che, piuttosto chiaramente, con i due album “Phanerozoic”, i tedeschi hanno spostato il baricentro delle loro composizioni dalle chitarre – sono effettivamente pochini i passaggi memorabili affidati a questo strumento, utilizzato ormai più come malta da costruzione che come imbellettamento in rifinitura – al portamento sinuoso e moderno dei sintetizzatori e alla poliedricità vocale di Rossetti, su “Mesozoic | Cenozoic” davvero una spanna sopra il resto dei suoi compari. Oltretutto Staps parla, nelle sue dichiarazioni di presentazione, come quest’ultimo nato sia il disco più vario da lui mai composto, in contrapposizione al precedente “Palaeozoic”, più classico e su canoni standard. Non siamo totalmente d’accordo con lui, a dire il vero, se consideriamo comunque l’alto livello di sperimentazione e ardimento di quasi tutti i lavori pregressi dei The Ocean, a partire ancora da “Precambrian” e soprattutto sui seguenti “Heliocentric” e “Anthropocentric”. E’ però vero che la nuova uscita è un continuo ondeggiamento di mood, atmosfere, sensazioni cangianti e ritornanti, esattamente come la storia geologica terrestre, ed il pensiero nietschiano, ci insegnano: il tempo lavora ciclicamente, come il mitologico uroboro che divora la sua coda, e i The Ocean sanno come ripercorrere le proprie tracce proponendosi in modo leggermente, ma proditoriamente, rinnovato.
Nel corso della loro storia si sono appoggiati a riferimenti piuttosto evidenti – all’inizio Mastodon, Converge, Meshuggah, in seguito Katatonia e Tool – eppure la loro musica è da sempre personale e profondissima, progressiva nell’anima e nel significato e, in definitiva, appagante per tutti i sensi. A questo giro è impossibile non segnalare le tre grandi tracce che caratterizzano “Phanerozoic II: Mesozoic | Cenozoic”: la lunghissima combo di partenza formata da “Triassic” e “Jurassic | Cretaceous” (con di nuovo Jonas Renkse quale ospite di lusso), che assieme delineano sapientemente le epoche del dominio dei grandi rettili sulla Terra e la loro tragica estinzione, è da sola meritevole d’acquisto, due composizioni fra le più complesse e vigorose concepite negli ultimi tempi dalla band; e poi citiamo “Eocene”, che è al contrario il brano più breve del lotto, incastonato in una teca preziosa dalle incredibili linee vocali e dalle eccezionali melodie partorite da Rossetti, del tutto imprendibile. Sì, c’è anche il resto della tracklist, naturalmente, a partire dalla fucilata post-core “Palaeocene”, con l’icona dei Breach, Tomas Hallbom, nuovamente presente su un disco di Staps e compari per quattro urla belluine in croce; c’è la strumentale interlocutoria “Oligocene”, promossa a sorpresa anche come singolo, a fare bella mostra di sè, tra andature dimesse ma sicure e synth sempre ottimi; e poi c’è un ultimo trio di canzoni che, sebbene smorzi un bel po’ l’entusiasmo scaturito dalla fruizione della prima metà, non può non convincerci del tutto ad assegnare un altro notevole voto, un otto, all’ennesima prova superata da questi eroi dell’underground, ai quali ora viene davvero difficile chiedere ulteriori migliorie al proprio status sotterraneamente leggendario.
Per ora godiamoci questo nuovo, bellissimo disco dei The Ocean. E ad attendere il futuro, be’…ci si penserà più avanti, quando magari saremo entrati in una nuova fase geologica, il Metallocene.

TRACKLIST

  1. Triassic
  2. Jurassic / Cretaceous
  3. Palaeocene
  4. Eocene
  5. Oligocene
  6. Miocene / Pliocene
  7. Pleistocene
  8. Holocene
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