8.0
- Band: THE PINEAPPLE THIEF
- Durata: 46:10
- Disponibile dal: 15/09/2014
- Etichetta: Kscope Music
- Distributore: Audioglobe
Spotify:
Apple Music:
Quindici anni di attività coincidono con l’uscita della decima fatica targata Pineapple Thief. Questa volta però ci troviamo di fronte ad una facciata più immediata, concisa, diretta, non da considerarsi come totale inversione di rotta ma come progressivo (per rimanere in tema) processo compositivo che volge la band ad approcciarsi al pubblico con un impatto diverso. “Non ci sono tracce lunghe. Tutto quello che mi interessa ora è scrivere un buon pezzo. Non penso esso debba essere rock o progressive o commerciale o altro. Più passa il tempo più scopro che posso dire quello che voglio dire in un tempo sempre più breve.” Le dodici tracce di “Magnolia” non potrebbero che trovare prologo più definito di quello rappresentato dalle parole di Bruce Soord, ormai indiscusso leader e compositore attorno al quale ruota l’intero mood della produzione targata The Pineapple Thief. Un disco, questo come anche il precedente “All The Wars”, che però deve fare i conti con la modernità e che non può fare altro che misurarsi con essa. L’inizio del discorso è infatti assegnato – in maniera quasi fuorviante – a “Simple As That” e “Alone At Sea”, brani dall’incedere quasi Biffy Clyro o primi Muse, seppure pienamente prosecutori del passato della band, trascinanti e decisi ma che preparano ad un tipo di discorso che invece andrà sempre più alleggerendosi e smussandosi. “Don’t Tell Me” e “Magnolia” si assestano infatti su coordinate più vicine alle lezione impartite dalle ballate à la Steven Wilson (il marchio KScope non mente) e “Season Past” diventa meditativa e leggera come una piuma, additando le pinkfloydiane peregrinazioni nei territori del prog rock sposandole con una facilità di ascolto che riesce a rendere l’immediatezza dell’approccio ben integrata con il piacere per la fruizione stessa del brano. Questo è quasi un paradigma che i Pineapple Thief cercano di imprimere con questo “Magnolia”: un album inglese fino al midollo, un album giusto. Un album che tiene insieme i fan del progressive più altezzoso e nobile e quelli che invece riescono a giostrarsi in territori più aperti a cambiamenti e sventolate di freschezza. Un album che scorre rapido e ricco di momenti piacevoli, di canoni meditabondi ed evocativi e di partiture comunque interessanti nonostante l’impatto di pura e preziosa semplicità. Un album accessibile eppure che va riascoltato e riassaporato per coglierne i sentori più intimi. Un album che poco aggiunge al discorso di melting pot di prog seventies e alt rock di matrice più moderna già configurato nei precedenti lavori della band (come il precedente “All The Wars” e forse il loro migliore lavoro “Someone Here Is Missing”, seppure molto più aggressivi) ma che al tempo stesso è un simbolo di vitalità e freschezza. “From Me” ricorda le tonalità di Bellamy; “Coming Home”, “A Loneliness” tra le molte strizzano l’occhio alle contaminazioni Radiohead che hanno condito le influenze maggiori della band, soprattutto nelle ultime uscite. L’altra canzone un po’ più aggressiva è “Sense Of Fear” che, insieme alle prime due tracce, riprende il discorso più ruvido e più propriamente prog di “Someone Here Is Missing” del 2010 e a sonorità vicine a certi Riverside. Per quanto riguarda la formazione la novità da sottolineare è l’ingresso di Dan Osborne, che ha preso il posto di Keith Harrison alla batteria ma non sembra essere stato uno scossone per la band, ancora una volta sinonimo dell’ancoraggio fisso al main character Bruce Soord, coaudiuvato sempre da Jon Skyes e Steve Kitch, che porta i suoi a proseguire una sorta di evoluzione dal 1999 ma che sembra allo stesso tempo assestarsi su territori che non possono fare altro che essere apprezzati un po’ da tutti, vecchi e nuovi, fan e profani. “Magnolia” forse non entusiasmerà nessuno, ma è sicuro che neanche lo deluderà. “Bond” è un appropriato suggello a tutto questo discorso, mentre chicca da recuperare è la versione strumentale della title-track, recuperabile sia da youtube che dal sito ufficiale della band. Come il film di Paul Thomas Anderson del 1999, anche questo “Magnolia” è un fiore dalle numerose sfaccettature, i cui petali confluiscono in un bellissimo prodotto di natura. Consigliato ad ampio raggio.