6.0
- Band: THE PRETTY WILD
- Durata: 00:40:52
- Disponibile dal: 21/11/2025
- Etichetta:
- Sumerian Records
Spotify:
Apple Music:
E’ facile essere sospettosi, in questi tempi di hype algoritmico, nei confronti di realtà che crescono in maniera molto veloce e repentina. Prendendo in esame la carriera fulminea delle sorelle Jyl e Jules Wylde, che in un paio d’anni sono passate da un brano virale a un contratto con Sumerian, sino a sfiorare il milione di ascoltatori mensili su Spotify, la prima definizione che viene in mente è proprio “industry plant”, ovvero un progetto uscito dal focus group di qualche management pronto a far due soldi con il metal alternativo.
Cavalcando il successo del singolo “Sleepwalker”, che le ha lanciate su TikTok lo scorso anno, arriva nel 2025 il primo disco ufficiale intitolato “zero.point.genesis”, debutto che ripropone l’ibrido metalcore/ alternative/ nu metal in undici modernissimi brani seguenti le orme di Poppy, Lake Malice e, come sempre, Bring Me The Horizon. La biografia racconta che Jyl (cantante che suona chitarra, piano e batteria) ha mosso i primi passi nel mondo della musica immergendosi nel pop, mentre la sorella Jules (co-vocalist e chitarrista) si è tuffata presto nel vortice dell’heavy metal. Le sorelle sono gli unici membri ufficiali dei The Pretty Wild e hanno firmato tutti i brani, ma basta grattare un attimo la superficie per accorgersi che il produttore Andrew Wade compare ovunque anche in veste di autore, infilando casualmente i Magnolia Park (altra band per cui ha scritto e prodotto praticamente tutto) come unico featuring del disco.
Lasciando da parte valutazioni sull’autenticità del gruppo, aiutato senza dubbio dalla bella presenza delle frontwoman, bisogna ammettere che il disco gira bene, alternando diversi umori in quel contesto iper prodotto, stratificato e sintetico di scuola Jordan Fish – il produttore ex BMTH che ha esportato il suo sound caratteristico a Spiritbox, Architects, Poppy e molti altri. “Paradox”, “Omens”, “Priestess” e “The Trial” rappresentano i brani più intensi ed incentrati sul metalcore, con growl e breakdown mirati ad esaltare il lato più potente ed oscuro del duo. “Living Dead”, “Afterlife” e “Infrared” hanno invece elementi dance e R&B riconducibili agli esperimenti pop di Motionless In White e BMTH, strizzando ovviamente l’occhio a playlist e classifiche. Si passa anche da “zero.point.genesis” e “Button Eyes”, i quali evocano un macabro circo degli orrori con passaggi folk, violini ed atmosfere dark che aggiungono quel tocco cinematografico che richiama Tim Burton, mentre “Half Alive” e “Persephone” esplorano il lato più soft ed emozionale delle sorelle.
Non c’è un dettaglio fuori posto in questa raccolta, tanto da sospettare che la scrittura un po’ generica e con mille reference sia impostata volontariamente per avvicinarsi furbescamente al minimo comun denominatore, per piacere a più ascoltatori e a più categorie possibili, tanto che è difficile selezionare una traccia che emerga tra le potenziali hit. Anche l’estetica, riconducibile a quell’immaginario dark un po’ cartoonesco ma senza alcun guizzo di personalità, contribuisce a far facile presa. Tirando le somme tra autenticità sospetta, glitch, pop, elettronica e un look appariscente ma scontato, ci sono tutti gli ingredienti per incasellare The Pretty Wild nel filone della baracconata più eclatante: ciò nonostante, ci sentiamo di definire questo “zero.point.genesis” un buon prodotto, molto ben rifinito e ben suonato – anche se non sappiamo da quale sacco provenga la farina. Il futuro donerà molte risposte, per ora siamo sicuri che qualcuno di questi brani finirà negli audio di qualche creator e in molte delle playlist per gli ascoltatori più pigri.
