THE PROJECT HATE MCMXCIX – There Is No Earth I Will Leave Unscorched

Pubblicato il 18/03/2015 da
voto
6.0

Streaming:

A distanza di poco più di un anno dal precedente “The Cadaverous Retaliation Agenda”, tornano i The Project Hate MCMXCIX e lo fanno con il loro solito carico pesantissimo da mille e passa tonnellate. Tanto fumo quanto poco arrosto, ancora una volta, e così tanta perfezione esecutiva associata al totalmente nullo perdurare nel tempo della loro musica. Ormai quasi diventati la macchietta di loro stessi e dei loro promettenti inizi, gli svedesi arrivano al nono full-length album di una discografia molto corposa, costellata da brani dai titoli e dalla durata sempre più lunghi e che inglobano in essi una quantità tale di atmosfere e stili musicali da perderci davvero la testa. Eppure, anche in questo “There Is No Earth I Will Leave Unscorched”, la band non riesce a tenere per i pugni il bandolo della matassa e, invece di creare strutture progressive e/o avantgarde tenute in piedi da un’organicità funzionale, si perde in miriadi di cambi di tempo e mood, soluzioni vocali e chitarristiche sì ben studiate ma anche completamente autonome e gelide, in modo da ottenere, come risultato finale, dei giganti taglia&cuci delle sette note, puzzle da 5000 pezzi che una volta montati perdono tutto il loro fascino e il loro divertimento, canzoni-epopea di cui nulla o quasi nulla resta in mente al termine dell’ascolto. La formazione guidata dal leader tuttofare Lord K. Philipson e dal vocalist Jorgen Sandstrom (ex-Grave, ex-Entombed) si è arricchita di tecnica e versatilità reclutando alla batteria il tentacolare belga Dirk Verbeuren (attivo ormai in decine di progetti) e alla fondamentale voce femminile la quarantatreenne sconosciuta Ellinor Asp, davvero brava e particolare nella sua interpretazione decisamente rockeggiante e comunque a 360°. Ellinor è la quarta cantante – dopo Mia Stahl, Jo Enckell e Ruby Roque – a prestare servizio nei The Project Hate MCMXCIX ma, nonostante la buona volontà mostrata e le indubbie abilità interpretative, anch’ella non riesce a farci amare il suono della band. Band che, sebbene resti fumosa all’inverosimile, continua a dimostrarsi capace di creare ottimi mini-spezzoni di song, a volte richiamando Meshuggah e Fear Factory, altre volte avvicinandosi ad entità quali Behemoth e The Monolith Deathcult, spesso imbastendo sezioni dissonanti ma orecchiabili, ogni tanto creando partiture che fanno venire in mente i Therion più aperti a contaminazioni rock; e poi c’è il solito camion di arrangiamenti elettronici-industrial e di connessioni acustico-classiche che rendono ancora più caleidoscopico il potenziale bellico a disposizione dei quattro. Peccato che, come già ripetuto sopra, una volta scolpite le singole parti, la fisionomia definitiva del modellino creato sia di cattivo gusto e poco resistente alle intemperie. Sicuramente a qualcuno continueranno a piacere, ma il nostro giudizio è in continua decadenza. Sintesi, signori. Sintesi e snellire le composizioni. Altrimenti è finita.

TRACKLIST

  1. Holy Ground Is Not Safe Anymore
  2. Behold As I Become The Great Cold Betrayer
  3. You I Smite, Servant Of The Light
  4. Defy Those Words Of Who Was, Who Is, And Who Is To Come
  5. Into The Mouth Of Belial
  6. The Gospel Of The Flesh And All His Sins
4 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.